Chiedimi se sono felice: dalla vita online a quella offline

Rossella Sgambati

Ultimamente sui social (specialmente su Facebook) si sta verificando una tendenza smoderata a raccontare “a pezzi” ogni lato della propria vita quotidiana. Foto con cui si dà il buongiorno inquadrando cibo con tanto di tazza versione “smile” e tovaglia decorata, foto mentre si fa sport, foto mentre si fa una pausa al lavoro con un’amica, foto in cui si espone il proprio abbigliamento di gusto; il tutto comprendente con una bella frase ad effetto che sembra mostrare il proprio lato felice.

Da questa la “rivolta del web”, ovvero di professionisti del web con tanto di video che spiegano come sia possibile immortalare un momento della propria vita quotidiana, facendo credere di essere felici e nascondendo, invece, il lato oscuro, quello che un po’ tutti abbiamo dentro, ma che vogliamo giustamente dimenticare.

In primis, la nostra vita ordinaria: la colazione in fretta, l’inizio di un lavoro affaticante, l’inizio insomma di una “giornata no”, che attraverso il web non deve assolutamente venire a galla. Allora ecco la soluzione: una tazza “smile”, una tovaglia decorata, il tutto “costruito ad hoc” per immortalare quel fatidico momento.

I professionisti del web, sostengono che molti sono semplicemente infelici e così si costruiscono un mondo “virtuale” per mostrare il loro aspetto migliore.

Ma sarà davvero così? Nel celebre film di Aldo, Giovanni e Giacomo, “Chiedimi se sono felice” (2000), si invita lo spettatore (che non necessariamente è quello televisivo o del grande schermo, ma magari è uno spettatore virtuale) ad una riflessione: “Avete mai sentito parlare di qualcuno che era felice mentre stava morendo? (…) Vi sembrerà strano. Anche se sto per morire, sono felice”.

In effetti, il film racconta di tre amici che nel passato hanno litigato e ora Aldo e Marina (un altro personaggio chiave della storia), vogliono far riunire i propri amici, fingendo la morte di Aldo, che in realtà è un artificio per rimettere in sesto la loro amicizia.

Il tutto si risolve nel migliore dei modi: il palcoscenico e la finzione ricreati dai tre amici hanno l’effetto di riportare tutto in equilibrio come era prima.

E se i social rappresentino per l’uomo protagonista un palcoscenico dove ritrovare un equilibrio che abbia dei riflessi anche nella vita offline?

 

Aldo, Giovanni e Giacomo ci sono riusciti, dal palcoscenico alla vita “reale”. 

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