Lo stile di vita all'epoca dei social network

Rossella Sgambati

Quando nel XIX secolo si distinsero le prime forme fondamentali di social media, invadendo tutti i campi della comunicazione unidirezionale da un emettente ad un destinatario duplice e complesso, nessuno si aspettava che il XXI secolo sarebbe stato coinvolto da una rivoluzione ben più grande come quella che vide in primo piano Internet.

Come cambia lo stile di vita con l'avvento dei social network (forma pervasiva del web 2.0)? La risposta è come il destinatario (duplice e complessa). Ma proviamo a delineare una gerarchia nell'utilizzo dei social.

Al primo prosto sembra collocarsi Facebook con la sua frase iniziale: A cosa stai pensando? Bene, il social network più diffuso al mondo apre il sipario con l'intento di far condividere i propri "stati d'animo" e con l'invito a postare quanti più selfie ed informazioni inerenti il proprio quotidiano. Ma non soltanto. Facebook è un modo per raccontarsi e sentirsi coinvolti nelle molteplici storie degli altri. L'invito, accolto da diversi social, è di adeguarsi allo storytelling, alle mille storie da narrare attraverso un giro di foto che immettono nel circuito della conoscenza altri "curiosi", intenti a scoprire le vite altrui. Un gioco, o forse, un bisogno di rafforzare la propria forma identitaria e il rapporto con gli altri, che nel mondo contemporaneo va appiattendosi enormemente a causa della crescente individualizzazione e perdita dei legami solidali, presenti nelle epoche precedenti.

Al secondo posto Twitter. Con la sua frase: Che c'è di nuovo? Come per dire: cosa succede nel mondo? Sveglia! È ora di mettere in luce le novità del nostro quotidiano. E così gli utenti postano notizie utilizzando i tag per filtrare la comunicazione verso determinati argomenti, magari coinvolgendo specifiche persone nella conversazione al fine di produrre "reazioni" e dare una scossa al social media. Una successione di notizie che si accavallano l'una con l'altra come se facessero una gara a chi arriva prima al traguardo, ovvero all'utente-destinatario del messaggio. Il tutto per rivelare il quotidiano di ognuno di noi, ma soprattutto del mondo globale, in una società contemporanea che ha messo per un po' da parte la funzione del "locale". Following e follower si susseguono e si intrecciano per creare un vortice impetuoso in cui sono risucchiati dall'eccesso di informazione.

Al terzo posto Pinterest. Con la frase: abbiamo pensato che ti sarebbero piaciuti questi argomenti (Pin). Arte carta, moda di strada, idee per matrimonio, poster con illustrazioni, ecc. Anche qui i follower e i seguiti. Perché l'obiettivo è di connettere persone con altre persone. L'economia digitale è proprio questo: connessione, condivisione, legame e riproducibilità di nuove forme identitarie che si intrecciano tra loro. Le bacheche con i Pin non mostrano altro che interessi che accomunano un gruppo di persone ad altre che potrebbero essere interessati a seguire Pin simili nel "circuito virtuale".

Al quarto posto Instagram. Un'analisi ancora più accurata del racconto del quotidiano con la scelta se rendere pubbliche le foto e i video ad una platea mondiale oppure a pochi "eletti". Il ruolo della narrazione ritorna di nuovo in scena e scompare nel giro di 24 ore con le famose storie, realizzate con ornamenti di tipo "emozionale" come emoticons o figure particolari in voga nel momento come unicorni o altro genere. Il tutto per coinvolgere il destinatario in un vortice pieno di informazioni sul quotidiano del mondo reale. 

Al quinto posto LikedIn. Chi ha visitato il tuo profilo? Ovvero, chi ti dà attenzione e mostra di essere interessato a te nel quotidiano. Bene, il social network di ambito lavorativo è sicuramente questo, ma il punto è che se chiedi chi ha visitato il tuo profilo, vuoi anche che io sappia che qualcuno mi sta dando attenzione, perché potrei interessargli per le mie abilità e competenze, ben messe in evidenza in basso al profilo con conferme date da altri utenti della Rete professionale. Dunque, ancora condivisione di informazioni e la costruzione di una cerchia di amicizie professionali che hanno il potere di accreditare le tue conoscenze, come anche tu puoi fare con loro. Costruzione identitaria rilevata da te stesso attraverso il profilo e dagli altri attraverso i complimenti per le nuove posizioni lavorative e l'accettazione delle famose "skills". 

 Ecco come dalla classifica degli utilizzi dei social, si possa tracciare lo stile di vita degli utenti, sempre più coinvolti in forme comunicative intersecate tra loro, che servono da base per la produzione di altre informazioni che si accavallano tra di loro. Gli obiettivi sono soltanto due: comunicare ed essere partecipi del quotidiano di ognuno.

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