Gli studenti di Lacedonia incontrano Gragnaniello

Anita Capasso

Il brano Cu' mme diventa canovaccio pittorico.

Il brano “Cu’ mme” dell’artista partenopeo Enzo Gragnaniello diventa il canovaccio per l’ispirazione pittorica degli studenti della terza A di Lacedonia. A coordinare il progetto è stato l’architetto Vincenzo Seneca, coadiuvato da Adele Caliendo, da sempre sensibile nei confronti dell’infanzia e della gioventu’ e che subito ha reso partecipe dell’iniziativa Enzo Gragnaniello.

Coinvolto anche il docente di lettere. Si è lavorato sulle parole del testo e su come renderle arte. Gli studenti hanno realizzato dei veri e propri capolavori utilizzando le più svariate tecniche. E’ rimasto davvero entusiasta Enzo Gragnaniello che ha ricevuto a Napoli, nel Gambrinus, la delegazione studentesca.

La prima domanda che gli è stata rivolta è stata: “A chi ha dedicato queste parole? Le parole sono dedicate all’arte –spiega Gragnaniello- essenziale nella vita, sono generali, simboliche. Credo che sia importante andare oltre il naso. Toccare il fondo per riuscire, poi, ad approfondire l’interiorità, l’ego, la propria anima. L’anima vuole evolversi ma non la fa con la cultura ma la sensibilità”.

La canzone è stata scritta apposta per le voci di Mia Martini e Roberto Murolo? 
Mi ritengo un pittore: Mia Martini è la tempesta. Murolo invece il mare. E’ un amore realmente provato? Sono emozioni passionali vissute e riassunte nell’idea dell’amore per chiunque sia capace di viverle. 

Profonde le parole del maestro Enzo Gragnaniello: “La poesia è fondamento dell’inesprimibile, come il mondo interiore dei bambini, la sua arte nasce da se stesso in maniera naturale e spontanea”. 

Il professore Seneca poi chiede se dovesse pensare ad uno scenario su cui fondere questa musica, quale sarebbe? 
Non esita Gragnaniello a rispondere:” Sarebbe la perfezione della natura. Il sole, le nuvole non possono annientare la luce. Napoli resta lo scenario più profondo, ho avuto la fortuna di avere il dono di percepire la sensibilità dei napoletani e di toccare gli animi e di lasciar qualcosa. Sono un rivoluzionario, ho lottato per tutti anche per i diseredati fin da piccolo. Voglio abbracciare soprattutto le persone che vivono nella propria dignità senza eccessi”. 

Poi ricorda l’amicizia con Mia Martini: “Scrissi la canzone Donne per Mimì. Lei non era soddisfatta, ascoltai una sua esibizione, da quella piccola donna usciva una voce graffiante, volevo renderla fiera affinché si sentisse veramente fiera e consapevole di se stessa”. 

Lancia anche un messaggio ai giovani:”I giovani devono imparare a gestirsi, devono imparare ad essere responsabili, il binomio fierezza e personalità sono mezzi vincenti. Alla fine del colloquio il professore Seneca ha notato che Enzo Gragnaniello aveva sullo schermo del telefonino il volto di Frida, che gli stessi studenti hanno paragonato al volto sofferto e che nascondeva l’ universo sconfinato di Mimì. Gli studenti hanno colto il senso della poesia dell’anima mettendo a nudo i colori dell’amore di Cu' mme.

 

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