Scisciano, presentato il libro Il latino non è una lingua morta

Franco Trifuoggi

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SCISCIANO - Venerdì 18 u.s. il teatro comunale di Scisciano ha ospitato la presentazione del libro “Il latino non è una lingua morta” del prof. Francesco Strocchia, già Primario Ospedaliero di Ostetricia e Ginecologia, autore di varie pubblicazioni, che disposa felicemente gli interessi scientifici a quelli  letterari, storiografici e drammaturgici.

Ai saluti del Sindaco prof. Edoardo Serpico e della prof. Giovanna Napolitano,. Assessore alla Cultura, ha fatto sèguito quello del dott. Antonio Falcone, Sindaco di S. Vitaliano, il quale ha espresso il rammarico e la preoccupazione per la situazione del Salumificio Spiezia, assicurando il suo sollecito impegno per la soluzione del grave problema. I presenti si sono associati alle parole del dr Falcone.

Sono poi intervenuti il prof. Don Luigi Mucerino, il Preside Giovanni Ariola e chi scrive, prefatore del libro. I relatori hanno illustrato ampiamente i pregi del volume, l’opportunità della sua pubblicazione in un tempo in cui prevale una concezione utilitaristica del sapere, ponendo l’accento sull’importanza degli studi classici, e del latino in particolare, come “mater certissima” dell’italiano, fautrice di apertura culturale, di propensione alla disamina critica dei problemi, affinamento del gusto e strumento per la fruizione diretta delle bellezze dei classici latini. Hanno altresì rilevato, con l’autore, che esso resiste nell’uso comune, dal lessico economico a quello politico, medico e mediatico.

 Lo Strocchia ci ricorda, infatti, opportunamente che il latino e il greco, lungi dall’essere lingue morte, “vivono nell’italiano che parliamo e scriviamo tutti i giorni. Il latino, in particolare, serve ad acquistare la capacità di analizzare un discorso, serve a migliorare la nostra lingua italiana, è utile per tradurre il pensiero in parole. Tutta la cultura occidentale poggia sulla letteratura latina e greca”.

E presenta, a sostegno del suo assunto, varie citazioni da testi di illustri scrittori e studiosi, come Umberto Eco, Antonio Gramsci, Giorgio Israel, Beppe Severgnini, Andrea Marcolongo (“La lingua geniale. 9 ragioni per amare il greco”), Nicola Gardini (“Viva il latino. Storie e bellezza di una lingua inutile), il quale rileva la necessità che “quel sapere umanistico, quella scienza dello spirito storico di cui le lingue antiche sono vivente incarnazione venga mantenuto, approfondito, continuamente ripensato”.

Il libro - come essi hanno notato – oltre ad offrire una puntuale dovizia di argomentazioni e di esemplificazioni in un “ductus” espressivo colloquiale ed amabile, presenta frammenti di testimonianze latine (la lingua latina – scrive – “dorme incisa sui marmi”), 100 modi di dire latini ancora in uso, la diffusione del latino nel mondo di oggi, anche su giornali e riviste, sul web e in gruppi musicali, perfino nel Profilo Twitter del Pontefice. Ci regala pure la traduzione in latino dei proverbi napoletani e le espressioni equivalenti estratte dai classici come Plauto, Cicerone, Orazio, Livio, Seneca.

 

Può dunque riconoscersi che il libro dello Strocchia è unico nel suo genere. Al termine delle relazioni l’autore, dopo aver ringraziato i relatori, ha illustrato – con l’ausilio di opportune proiezioni – la genesi della sua opera e analizzato le ragioni che militano a favore dei latino e della necessità di conservarne e approfondirne lo studio. Ha coordinato i vari interventi con garbo e puntualità la prof. Giovanna Napolitano. Il foltissimo e veramente qualificato pubblico ha sottolineato con calorosi applausi gli  interventi congratulandosi vivamente con l’autore. Perfetta l’organizzazione della manifestazione, che ha goduto di un impeccabile impianto di amplificazione e di una sede accogliente.

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