C'era una volta Marigliano: tra ricordo e passione al Castello Ducale le mostre di fotografia e collezionismo

Ilenia Papilio

Organizzate dall’Associazione culturale Pan Polis-il circolo, le due mostre rientrano nell’ambito della rassegna “Cortili Aperti” promossa dal Comune di Marigliano in occasione delle festività natalizie

MARIGLIANO - La seconda volta che mi sono recata a far visita alla doppia mostra ospitata nell’ala di recente ristrutturazione, ubicata nello spazio occupato dal corridoio sul quale affacciano le stanze di rappresentanza del Castello Ducale, ho avuto modo di respirare appieno le atmosfere ricercate e la ricaduta sentimentale che questa esposizione artistica è in grado di suscitare.

A rendere il mio viaggio nei “cimeli” così piacevole e interessante è stato l’incontro con il curatore dell'esposizione fotografica, il Dott. Angelo D’Alessandro che, senza piaggeria, menziono e mi permetto di lodare per la sua affabilità e il garbo d’altri tempi. Accompagnata da Angelo, padrone (per così dire) di casa pro tempore, ho avuto occasione di conoscere a fondo gli intenti e l’obiettivo di questa esposizione, che si è resa possibile grazie all’ospitalità delle suore del Castello e in particolare della madre superiore Adele a cui va un doveroso riconoscimento per aver concesso alcuni spazi del Palazzo Ducale.

Non impropriamente parlo qui di viaggio, intendendo soprattutto indicare l’esplorazione e la riscoperta -in questo caso specifico- del volto che la città di Marigliano ha sfoggiato nel corso dei secoli e che viene evocato dal titolo della mostra: “C’era una volta Marigliano”. Una non facile ricostruzione che si è avvalsa delle foto storiche gentilmente concesse per l’occasione da collezionisti e custodi di care memorie. La grande quantità di materiale confluito nelle mani degli organizzatori, e non tutto utilizzato per ragioni tecniche, avrà modo di essere esposto nelle prossime attività previste che andranno a implementare e proseguire questa esperienza d'esordio. 

Entrando nel vivo dell’esibizione artistica si comprende subito che, sebbene il focus sia certamente quello della raccolta e della conservazione, come dimostra il dialogo serrato che questo lato espositivo ha con quello speculare nel quale è alloggiata la mostra di Collezionismo ad litteram, ciò che concorre a caricare di affettuoso sentimentalismo la visita e la lettura dell’esposizione è l’ottimo, adattissimo allestimento a cura del creativo Gianroberto Iorio, vero scheletro dell’intera architettura espositiva e concettuale. Iorio fa di necessità virtù: non potendo utilizzare le pareti delle “stanze” che ospitano l’evento, escogita un supporto centrale che riproduce l’antico filo del bucato “a caduta” sorretto da pali che affondano le radici, vere e ideali, nelle patate-emblema poste ai piedi dell’installazione.

Alla corda tesa sono appesi i teli sui cui lati hanno trovato collocazione alcune delle foto scelte, lavorate ad arte dal fotografo Maurizio Sena, e da cui si srotola il filo della memoria in un percorso a ritroso nell’identità collettiva. Un gioco duplice, visivo e semantico: “ricordare”, da cor cordis ossia cuore, è cercare nel cuore più che nella mente i resti del passato.

Lasciatami alla spalle le immagini della Marigliano di un tempo, la mia esplorazione continua nella seconda mostra allestita per la rassegna, ovvero quella di Collezionismo, curata da Pasquale Beneduce e Laura Russo. Le raccolte di privati appassionati si squadernano davanti allo sguardo incuriosito dei visitatori. Collezioni di ditali raffinati, orologi antichi, libri pop-up, fischietti ad acqua, deliziosi profumi borsari, libri antichi e arnesi medicali, e l’incredibile esposizione di Presepi e Pastori. La minuzia e la cura meticolosa del dettaglio stupiscono e ancora una volta concedono un viaggio nelle usanze del passato. Qui ho avuto la fortuna di intrattenermi con Giuseppe Terracciano, realizzatore abilissimo e passionale delle creazioni presepiali esposte, restando stupefatta dalla cura del dettaglio (come nel caso del presepe nel presepe) e dalla ricerca storica sulle tradizioni: il carro che il presepista adorna con i “panni della sposa”, richiama l’antica usanza popolare di sfoggiare in bella mostra la dote della futura consorte, in segno di benessere e possidenza. Curiosando tra le esposizioni emerge lo spirito appassionato ma anche ludico del collezionista. “Player” direbbero gli inglesi, sintetizzando perfettamente la doppia vocazione di attore e di giocatore insito nel meccanismo che anima il collezionista. Questo aspetto gioioso e curioso affiora ed è palpabile in tutto lo spazio espositivo, facendo di questa doppia mostra anche un momento di svago piacevole e scanzonato che sarebbe davvero uno spreco non cogliere.

La mostra, organizzata dall’Associazione “Pan Polis – Il circolo” è visitabile tutti i fine settimana fino al 20 gennaio e osserva i seguenti orari:

dalle 11 alle 13 e dalle 18 alle 20.Per visite di privati cittadini, di scuole o altri soggetti interessati è possibile contattare gli organizzatori al numero: 392 500 3186

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