Salvini, l’inarrestabile ascesa

Redazione

Il consueto raduno della Lega a Pontida lo scorso 1 luglio ci ha dimostrato quanto il Carroccio guidato da Matteo Salvini stia diventando forte a livello nazionale.

Per la prima volta al comune bergamasco si sono raccolti leghisti di tutt'Italia; per la prima volta, dopo l'intelligente quanto necessaria metamorfosi in partito nazionale, sono giunti leghisti da regioni del Sud. Pare che tutti s'affidino a Salvini, persino il Sud, quel Sud bonario beffato dalle innumerevoli promesse di risurrezione, persino quel Sud stanco di veder scappare i propri giovani ragazzi, persino quel Sud che, ormai conscio, assiste, con occhi languidi, al suo irreversibile declino. Perchè Matteo Salvini è un gran comunicatore, ha un'ottima capacità mediatica, è uno dei più abili interlocutori politici degli ultimi anni. La sua propaganda è stata in grado di far tramontare le regioni rosse, egli ha espugnato storiche roccaforti rosse in regioni come la Toscana dimostrando la sua bravura sia il 4 marzo sia alle ultime amministrative di giugno. Salvini sta determinando una profonda frattura politica, sta rappresentando l'alternativa alla vecchia ed elitaria politica, inserendosi nello stesso solco che lasciò Berlusconi nel '94, quando l'ascesa del Cavaliere provocò il definitivo tramonto dei decrepiti tradizionali partiti che avevano governato questo Paese per 50 anni, vere “macchine da guerra”, come il Pci e la Dc.

Adesso l'ascesa di Salvini sta mettendo in crisi partiti che si sono contrapposti per 20 anni, partiti come Forza Italia e il Partito Democratico. Ma nell'ascesa di Salvini francamente non ravviso, come molti, una crisi del partito tradizionalmente inteso. La Lega, a differenza dei suoi alleati di governo, è comunque un partito ben strutturato, ben radicato sul territorio, è un partito con un leader, con vari satrapi locali che interpretano il malumore del popolo, è un partito che dialoga con la gente e che non si affida del tutto a piattaforme digitali. Anzi, il punto di forza di questo partito sta proprio nel saper dialogare con la gente, nel saper essere una presenza attiva e costante: Salvini ha compreso che per vincere le elezioni bisogna parlare alla pancia degli italiani, bisogna immedesimarsi negli elettori servendosi di un lessico comprensibile, di frasi concise e brevi e di slogan che fanno precipitare l'inaccessibile politichese. Ascoltare Salvini è certamente più facile e più piacevole che ascoltare il verboso e pedante Renzi che per 4 anni ci ha fatto ascoltare la solita, noiosa tiritera.

Tuttavia, bisogna anche obiettivamente dire che Salvini ha in realtà profittato di una ventata populista e sovranista abbattutasi in tutto l' Occidente, egli ha fatto leva sui tanti rancori e livori che stanno rodendo la classe medio-bassa che è in crisi da una decina di anni. La classe cui oggi parla Salvini, e che è in profonda crisi, è la stessa classe cui parlava Mussolini cent'anni fa. Il dittatore si fece portavoce del malessere di questa classe e ciò permise la sua inarrestabile ascesa.

Salvini e Mussolini possono sembrare molto simili: entrambi sono nazionalisti e populisti, entrambi hanno grandi capacità mediatiche, entrambi hanno allargato le basi di consenso partendo dalla medesima classe sociale, entrambi come primo ruolo politico ricoprono la carica di ministro dell'interno. Ma assimilarli in tutto e per tutto sarebbe un errore: Mussolini era uomo di profonda cultura, fu direttore dell'Avanti! - altro che Salvini - e poi il Duce fu favorito da un'opinione pubblica accondiscendente, da un opposizione quasi latente e da un monarca incompetente che nulla sapeva fare per fronteggiare la crisi successiva al primo conflitto mondiale.

Il grande errore che commise Mussolini fu quello di ingannare il popolo italiano guadagnando soltanto ira e disprezzo. Salvini deve stare molto attento a non ripetere lo stesso errore, promettendo agli italiani mari e monti e, di conseguenza, ingannandoli. “Anche se la folla si lascia ingannare, odia in seguito coloro che l'avevano spinta a fare qualcosa di non corretto”, non sono le parole di un commentatore moderno ma sono le parole di Aristotele che nella Costituzione degli Ateniesi osteggia la becera demagogia del tempo e tutti i politici ingannatori che infocano le masse senza cambiare poi nulla.

F. Di Palma

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