BASILEA 2 E LE DIFFICOLTÀ DELLE NOSTRE PMI

Gianluigi Mautone

Molti titolari di piccole e medie imprese delle nostre zone si sono imbattuti nei criteri dettati da "Basilea 2" e parecchi si sono visti rifiutare le richieste di credito o ridotto l'affidamento dalla propria banca per colpa di un "rating basso". Vediamo di approfondire un po' l'argomento.

Innanzitutto dobbiamo dire che Basilea 2" è un accordo internazionale sui requisiti patrimoniali delle banche. In base ad esso gli istituti di credito accantonano quote di capitale proporzionali al rischio derivante dai finanziamenti assunti. Per valutare il rischio dei crediti le banche utilizzano lo strumento del "rating."

Basilea 2 si poggia su tre pilastri:

  • 1. I Requisiti patrimoniali minimi
    Bisogna tenere conto del rischio operativo (frodi, caduta dei sistemi;) e del rischio di mercato. Inoltre per il rischio di credito, le banche potranno utilizzare diverse metodologie di calcolo dei requisiti.
  • 2. Il controllo delle Banche Centrali
    Le Banche Centrali hanno una maggiore discrezionalità nel valutare l'adeguatezza patrimoniale delle banche, possono imporre una copertura superiore ai requisiti minimi.
  • 3. Disciplina del Mercato e Trasparenza
    Sono previste regole di trasparenza per l'informazione al pubblico sui livelli patrimoniali, sui rischi e sulla loro gestione.


  • Quindi Basilea 2 nasce con lo scopo dichiarato di dare stabilità al sistema bancario e allora come mai un accordo tra Stati, nato per evitare "scandali finanziari", crea problemi alle nostre PMI?
    Per rispondere a questa domanda dobbiamo per prima cosa ricordare tutta una serie di fattori che spesso sono stati o sono fuorvianti per la redazione del bilancio di una fetta importante delle nostre PMI.

    La cattiva abitudine di ricorrere al credito a breve al posto del credito a medio e lungo termine. Non so quante volte ho incontrato imprenditori che hanno finanziato anche il capannone con il fido per elasticità di cassa. La mancanza assoluta della cultura della pianificazione economico-finanziaria, sia a breve che a lungo termine.

    La costante sottocapitalizzazione delle nostre PMI. Il ricorso al nero come strumento di autofinanziamento. Le scelte "strategiche" per ridurre all'osso gli utili su cui pagare le imposte. E' chiaro che i bilanci di quelle imprese gestite con il micidiale cocktail appena elencato, sono completamente sballati e siccome il criterio di valutazione del credito è basato sull'analisi del bilancio, attualmente tutte le PMI che hanno bisogno di soldi e non hanno i conti in ordine, sono in profonda crisi.

    In pratica il "rating" non è altro che un calcolo basato sull'analisi dei bilanci, quindi se i conti non sono in ordine il minimo che potrà capitare ad una PMI è pagare tassi più alti, fino ad arrivare al diniego della richiesta di finanziamento. Per tutte le PMI che non hanno provveduto per tempo a tenere sotto controllo i loro bilanci, il problema non è di semplice soluzione. Nel caso specifico, un azienda per impostare un sistema di controllo direzionale del bilancio e quindi arrivare ad un buon rating, ha bisogno di mesi, se non di qualche anno. Nel frattempo come va avanti?

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