Marigliano, ci vuole coraggio!

Alfredo Strocchia

MARIGLIANO - La mia età anagrafica dovrebbe iscrivermi a pieno titolo nella generazione dei “millennials”, una generazione devota all'elettronica e alla telematica, che crede nella tecnologia, vive di socialità e comunicazione digitale. Eppure non è così. Non lo è perché fino a qualche anno fa le novità "globali" arrivavano in una provincia come la nostra senza fibra ottica e wifi, con lo stesso ritardo di un film nelle sale o di album in cassetta, creando una certa latente, fascinosa e fastidiosa isteresi culturale, che mi piomba (ci piomba), inesorabilmente, in generazioni globali precedenti. Mi ritrovo, così come i miei coetanei, imprigionato in una “X Generation” che reclama un perenne profumo di teen spirit, che fugge ogni occasione di pubblica partecipazione, che ha scelto di tingere di sfiducia ed anonimato la propria bandiera sociale e che delega il da farsi al passato o al futuro.

Con tale zavorra generazionale ho iniziato a scrivere su questa piattaforma un paio di mesi fa (e ho continuato fino ad oggi) con non pochi timori, cosciente del fatto che serve coraggio per mettere a nudo i propri pensieri e offrire in discussione le proprie idee, ancor più in una realtà in cui, notoriamente, paga meglio l’inattività che l’iniziativa e dov’è sempre più diffusa la tendenza a ridurre i buoni propositi in "buonismo" o debolezza. Ma a me è sempre piaciuto pensare le idee come semi di Anassagora, che unendosi e separandosi, interagendo e mischiandosi, creano bellezza e armonia. Così, mosso dalla personale volontà di contribuire in qualche modo alla vita pubblica di questa città (in un suo momento decisamente singolare) e spinto dalla convinzione che ognuno debba fare quel che può, per quanto poco sia, ho provato a fare questo, seminare piccole idee, che, seppur irrilevanti da sole, spero possano unirsi ad altre piccole idee e dar luogo a qualcosa di più significativo. Mi ero posto tre precisi obiettivi nel farlo: ripassare un po’ di politica, offrire qualche progetto al pubblico dibattito e avvicinare, senza ragioni di parte, qualche elettore alla campagna elettorale mariglianese. A giudicare dai commenti ricevuti, dalle visualizzazioni registrate e dalla riproposizione di alcuni temi qui suggeriti su pagine locali e programmi politici, reputo che l'impegno non sia stato vano.

Come promesso in apertura, avuti i risultati elettorali, è adesso tempo di chiudere la rubrica, non prima, però, di ringraziare il redattore per la fiducia concessami e di salutare i lettori. 

Riguardo ai risultati elettorali, non ho particolari commenti da fare, così come non ho inteso farne fino a ieri sui candidati, perché quello che conta sono le idee, non i nomi. Gli elettori conoscono le idee votate e, di conseguenza, il futuro prossimo in arrivo. In fondo, credo anche che il risultato elettorale non abbia stupito nessuno, dato che ha prevalso la coalizione favorita. Al sindaco faccio complimenti ed auguri!

Prima di congedarmi, mi si consenta qualche riflessione conclusiva, anche se, a dirla tutta, conclusione non è una parola che si addice al momento elettorale, giacché le elezioni segnano l’inizio più che la fine dell'agire democratico, a cui finora abbiano solo preparato il campo. 

Elettori ed eletti dovrebbero adesso trovare il coraggio di mettere da parte la propria ascia di guerra e seguire le buone usanze della democrazia rappresentativa, magari anche evitando di dimenticarsi della politica locale fino alle prossime elezioni, visto che la buona amministrazione presuppone un'opinione pubblica aggiornata e costante. Gli elettori devono avere il coraggio di riconoscere il primato del vincitore, il cui rispetto equivale al rispetto della maggioranza dei concittadini. L'opposizione deve trovare il coraggio di lavorare con occhio vigile, critico ed intellettualmente onesto, senza farsi tentare da sgambetti e rimandando il più lontano possibile la prossima valutazione sull'operato politico della maggioranza. Il vincitore sia coraggioso al punto da sentirsi rappresentante di tutti i cittadini, supporters o meno in campagna elettorale, perché il sindaco non può appartenere ad alcuna maggioranza, ma deve essere sindaco della città tutta. I cosiddetti free riders abbiano il coraggio di evitare ridicoli salti sul carro del vincitore, un po' per coerenza e un po' per evitare patetiche figure. I miei coetanei cerchino il coraggio di essere meno “X”, sia perché un po’ di sana partecipazione non ha mai fatto male a nessuno sia perché i tempi che viviamo ci propongono sfide non più delegabili.

Nell'attesa che il Prefetto sigli o taccia un'ultima parola sul futuro prossimo della città e con la ferma  convinzione che non sarà una carica istituzionale a cambiare questo luogo, bensì ogni singolo cittadino con il proprio responsabile comportamento, saluto tutti voi che leggete col grande augurio che a Marigliano si trovi il coraggio di ridimensionare gli interessi di parte a favore di quelli pubblici e, soprattutto, che Marigliano possa assomigliare sempre più al paese in cui sognate di vivere. Ciao. 

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