Marigliano, una foresta che sta andando a fuoco e che ha bisogno di te.

Alfredo Strocchia

MARIGLIANO - Per non creare allarmismi vorrei anzitutto precisare che il titolo è una metafora; tra l'altro, non potrebbe essere altrimenti, data l'esiguità della vegetazione residua. 

Nell'alternanza ormai consueta tra il mondo delle idee sociali e la realtà dei fatti locali, oggi, metto giù un po' di pensieri in ordine sparso su cose apparentemente astratte, ma in sostanza molto vicine al concreto: l'ineluttabilità della nascita e la rilevanza dell'esempio. 

Il natale non è mai una scelta personale. Non è possibile decidere né luogo né data della propria nascita. Alcuni nascono in paradisi terrestri, altri in qualche inferno sulla terra, c'è chi viene alla luce in tempi di splendore e di pace, chi in epoca di guerre e di miseria. Ognuno di noi, senza meriti né demeriti, senza onori e senza colpe, senza ragioni finora comprensibili all’umana mente, nasce in quel punto dell’Essere dove s’incrociano uno spazio e un tempo non chiesti. La nascita è un dato non cancellabile dall’anagrafe, che ci si porta dietro per sempre; a volte è leggero come un amuleto, altre volte è pesante come una croce. Noi siamo nati qui, in quest'epoca, su un 41° parallelo dove non si muore di fame e non si vive di oro, in un tempo di mezzo che non porta infamia e neppure lode.

Ma perchè ragionare sulla buona o cattiva sorte capitata? Perché scrivere di una nascita che non si può cambiare? Per riflettere su quello che hanno fatto quelli prima di noi e capire cosa fare noi per quelli dopo. Mi ricordo che qualcuno cantava “si sa dove si nasce, ma non come si muore” e io credo avesse centrato il punto, perché ognuno di noi, oltre ad essere artefice del proprio destino, è partecipe di quello dei luoghi e dei tempi nei quali svolge la propria vita. Il fatto che non sia possibile cambiare il passato non dovrebbe portarci a credere che tutto ciò che segue la nostra nascita non sia una nostra responsabilità. Anzi, siamo noi, con le nostre parole e con le nostre azioni, a spostare quel punto dell'Essere in un altro posto dell'universo, mutandone lo spazio, cambiandone il tempo e lasciando a chi viene dopo di noi qualcosa di diverso. Il proprio natale non è una scelta, ma la propria vita si. 

So bene quello a cui state pensando. È vero, ammetto che l’uomo con le sue sole forze e con la sola buona volontà non può spostare un bel niente e capisco anche che, tante volte, vedendo gli altri farsi gli affari propri, possa venire la voglia di fare lo stesso. Ora, per convincere della necessità che ciascuno faccia la propria parte pur senza la collaborazione altrui, dovrei squillare le trombe di tutta la cavalleria filosofico-morale della storia, ma vi tedierei con sermoni non adatti ad una leggera lettura d'estate. Allora, per darla vinta all'insegnamento platonico di tirar fuori successive ombre di verità con il mito più che con la ragione e per seguire un misterioso consiglio in rime di Leonard Cohen, chiamerò in mio soccorso quel piccolo colibrì fiabesco che fu deriso dal leone quando si mise a lanciare gocce d'acqua su di una foresta in fiamme. La storiella del colibrì, lungi dal mostrare l’inanità del caparbio protagonista, c’insegna la forza dell’esempio etico, per il quale tutti gli animali della foresta, compreso il leone, si diedero da fare per il bene comune. Il colibrì rammenta la necessità di fare la propria parte per quanto piccola essa sia e senza riguardo di quel che fanno gli altri. In fondo, dò ragione agli scettici, l’uomo con le sue sole forze e con la sola buona volontà non può fare un bel niente, perchè la forza del singolo è una goccia nel mare. Il modo unico che egli ha per cambiare il mondo in meglio è comportarsi meglio, la sua vera forza è tutta nell'esempio e... anche anche i grandi mari son fatti di piccole goccioline. Se il colibrì non avesse pensato così, la foresta sarebbe ormai a fuoco. 

Noi siamo nati qui, a Marigliano o dintorni; poteva andare meglio, ma pure peggio. Rimurginarci su è abbastanza inutile, agire nel presente e progettare il futuro non lo sono. Sappiamo che le poche bontà pubbliche di questa città sono figlie della tenacità di piccoli colibrì del passato che ci hanno voluto bene. Le molte opportunità sprecate e le tante miserie che incombono sopra (e sotto) questa terra invece no. 

I nostri figli, i nostri nipoti, i figli degli amici, o chissà chi altri, nasceranno qui senza averlo chiesto e, un bel giorno, trovandosi dinanzi alla combinazione di spazio e di tempo che noi abbiamo costruito o lasciato perire, ragioneranno sulle nostre scelte, come oggi noi facciamo coll'ieri. 

Il meglio che può fare ognuno di noi è la propria piccola parte per evitare che foresta vada del tutto a fuoco. 

"Listen to the hummingbird, don't listen to me". 

 

 

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