Marigliano, recensione del centro storico.

Alfredo Strocchia

"Il nulla" da Tripadvisor

MARIGLIANO - Non ritengo che una singola pagina di giornale possa compendiare una seria riflessione sul centro storico di questa città, a cui prometto di riservare il giusto spazio; anzitutto, perché il tema mi è caro, visto che tra i suoi cardini e decumani basolati io ci sono cresciuto, poi, perché si tratta di un argomento complesso, chiaramente irriducibile a qualche riga. Nelle poche parole di seguito, mi limito ad introdurre il luogo, guardandolo con occhi presi in prestito da un'estraneo. 

"Il nulla" s'intitola l'ultima recensione in ordine cronologico che sul sito tripadvisor ci parla del centro di Marigliano. Mi ha colpito molto, forse per il nome di chi l'ha scritta, che mi ricorda tanto un caro amico d'infanzia. "Visitando Marigliano, si ha la sensazione di visitare una citta che sta morendo lentamente. Pochissima cura dei propri beni. E il centro storico non è diverso. Un vero peccato. Marigliano fu nominata città dal re Umberto I, come ricorda la lapide sulla facciata del comune. Ci sono lastre che ricordano la presenza dei romani. Oggi è in totale degrado, frutto di scelte scellerate nel corso degli anni. Un peccato". Questa la breve critica scritta sul web dal visitatore nel 2019. 

Ora, non è mia intenzione e non rientra nelle mie capacità tentare di risvegliare una società che lentamente vuole morire, tantomeno ho voglia di puntare il dito contro scelte politiche da altri definite scellerate e, comunque, protratte nei decenni. Del commento riportato mi preme sottolineare due cose. Anzitutto, mi fa piacere che esistano persone a passeggio per Marigliano con l'occhio turistico di chi legge lapidi e si premura di lasciare recensioni. Mi piace meno il contenuto del giudizio, del quale vorrei mettere particolarmente a fuoco una parola che viene ripetuta ben due volte, la parola "peccato". 

L'eredità che ciascuno di noi riceve in dono alla nascita prescinde dal merito individuale ed è un vantaggio immotivato donatoci dalla sorte. Essa ha un costo sociale enorme, è disuguaglianza, è ingiustizia, perché una ricchezza non guadagnata è una ricchezza mal distribuita o, quantomeno, distribuita in maniera casuale a chi forse non la merita. Proprio per questo, una volta acquisita, ogni eredità esige di essere amministrata al meglio, altrimenti fa la fine di un giochino nelle mani di un bimbo, per parafrasare un colorito detto nostrano. 

L'eredità pubblica ricevuta dal passato non è affatto differente da un'eredità privata. Conservarla e farla fruttare è un atto di rispetto dovuto ai padri e una responsabilità inderogabile verso i figli. Mandarla in malora è moralmente un peccato, di cui presente e futuro devono chiederci conto. E lo fanno. E lo faranno. Sempre a nostre spese. 

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