Marigliano, Comunali: fuori i programmi!

Alfredo Strocchia

Marigliano - Aperitivo politico

MARIGLIANO - A scuola abbiamo tutti imparato che per essere valutati è necessario avere un compito da svolgere, un tempo entro il quale concluderlo e dei parametri di riferimento che consentano di misurare la bontà del lavoro fatto. La valutazione dell'operato politico non è affatto differente. Il mandato inizia con un compito da portare a termine, esiste una scadenza entro la quale farlo ed è prevista una valutazione dei risultati conseguiti a fronte degli impegni assunti. 

Il compito da svolgere è costituito dal programma elettorale, il piano di lavoro che riassume gli obiettivi. Viene proposto in campagna elettorale e racchiude le promesse a cui i cittadini decidono di dare o meno fiducia.

Il tempo entro il quale concludere il lavoro promesso è la scadenza del mandato. Di norma, maggioranza e opposizione dovrebbero cercare di andare d'accordo per il tempo previsto, l’una ricordando che il ruolo dell’opposizione è la tutela della democrazia, l'altra evitando di fornire un alibi temporale alla maggioranza per non finire i propri compiti.

La valutazione è l’elezione successiva, nella quale è diritto e dovere degli elettori esprimere un giudizio sull’operato dell’amministrazione. I parametri di riferimento sono dati, soggettivamente, dalla propria percezione di benessere, oggettivamente, dall’aderenza dell’operato agli impegni assunti. Così, il cerchio si chiude e si ricomincia daccapo con nuovi programmi. 

Purtroppo, soprattutto a livello locale, dove le  idee tendono a stridere particolarmente con la realtà, esiste la tendenza a trascurare i programmi e a porre maggiore attenzione sugli individui. I “voto lui perché è bravo” e i “mi piace perché onesto” si sprecano. Pur concordando sull'importanza della bontà personale, non si capisce come questa possa essere sufficiente a delineare il futuro di una comunità. Gli amici, le brave persone e i parenti sono ottime compagnie per attività ludiche, in politica, invece, alla bontà d'animo occorre aggiungere idee, progetti e capacità. Inoltre, il giudizio personale, ancor di più nelle piccole realtà, è falsato da antipatie, simpatie ed altre umane pulsioni, pregiudizi che, buoni o cattivi che siano, recano con sé una visione familista, patrimoniale e privatistica della cosa pubblica.

Ogni coalizione è logico che si aggreghi attorno ad un programma, non ad un candidato, che dovrebbe essere solo colui che tra gli altri è incaricato di portare a casa il risultato. Purtroppo, è ormai abitudine comune limitarsi a girovaghi proclami di onestà, trasparenza, legalità, etc., che, seppur lodevoli premesse, non possono rappresentare obiettivi programmatici. Dove non c'è programma si suppone non ci siano idee.

Accade oggi, per l'ennesima volta, a Marigliano. Arrivati al momento del voto, una volta tanto con la possibilità di giudicare un intero mandato, toccherebbe rispolverare i programmi elettorali di partito, verificare quanto è stato fatto e proporre il da farsi, invece, una forte attenzione ai nomi dei singoli sta offuscando la necessità di parlare di idee e contenuti politici, creando di fatto delle scatole vuote e facendo sorgere il dubbio che non ci siano affatto idee.

Va bene la scusa delle vacanze estive, ma, per favore, fuori i programmi! 

 

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