Politico e partitico: una confusione pericolosa.

Alfredo Strocchia

Marigliano - Aperitivo politico

Fare politica vuol dire partecipare alla vita pubblica ed avere la possibilità di influenzare le scelte di una comunità. In tal senso, siamo tutti, col nostro fare o col nostro omettere, uomini politici. Appartenere ad un partito vuol dire partecipare ad un progetto di parte, per una condivisione di interessi o di ideali. L’appartenenza partitica è uno dei modi possibili di far politica, Insomma, “politico” non è né una professione né un mestiere, tanto meno un hobby, piuttosto è un aggettivo qualificativo da attribuire a qualunque cittadino che liberamente si esprime, o non si esprime, in merito al pubblico interesse.
Mi si consenta il paragone sportivo, il politico è come un amante del calcio, giocatore, allenatore o commentatore, che segue tutti i campionati, crede in un determinato stile di gioco e ne porta avanti i principi. Un partitico è un tifoso, un uomo da stadio, attratto dalla passione corale del tifo, entusiasta inseguitore della "ola". A ben vedere, ci si accorge che il primo ha ben più possibilità rispetto al secondo di comprendere il calcio e, semmai, influenzarlo. Il secondo si bea di pagare un abbonamento per urlare “urrà” tra gli amici. Dove c'è gusto non c'è perdenza, ma converrete che la differenza non è da poco.
L’errata associazione e la diffusa confusione tra politico e partitico sminuisce l’importanza politica del cittadino, alienandolo da un ambito di cui dovrebbe sentirsi parte fondante. Inoltre, l’idea di "parte" reca generalmente con se l’idea di conflitto tra le parti, suggerendo l’erronea associazione tra conflitto e politica. Infine, restringere la complessità delle idee sociali in schemi rigidi plasmati dai pochi che fanno partire la "ola" depaupera la ricchezza intellettuale e il potenziale critico di una società, riducendoli a termini minimi. 
Fare politica è un'esigenza universale, non di parte, ad oggi imprescindibile. Utopici visionari e convinti libertari hanno (giustamente) sognato a lungo la possibilità di sciogliere la libertà individuale dalle decisioni di una comunità, immaginando società senza governi. Purtroppo, l'assenza di governo non ha, ad oggi, prodotto risultati apprezzabili in nessuna esperienza politica e dare un limite alla propria libertà individuale per venire incontro all'uguale libertà altrui è stato un compromesso finora universalmente digerito. Difficile sperare che ciò possa cambiare prima delle elezioni comunali mariglianesi, per cui val la pena di ragionare in termini politici nei nostri aperitivi.
Politici, non partitici. 

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