Marigliano, il mistero della sezione 23. Siamo diventati tutti leghisti?

Anita Capasso

Il mistero della sezione 23. Salvini irrompe a Lausdomini. Siamo diventati tutti leghisti o si tratta di un chiaro messaggio politico, neppure tanto velato? Facciamo due conti. Nelle elezioni del 2013, a Marigliano, la Lega Nord aveva totalizzato 14 voti. Solo 14. Voti di protesta, di antisistema, di ribellione. Chiamateli come vi pare ma questi erano i numeri.

Cinque anni dopo invece arriva la carica delle centinaia di voti che fioccano, copiosissimi, soprattutto nella sezione 23 che raggruppa il centro storico di Lausdomini. Si apre il giallo e parte la caccia al politico che ha indirizzato il voto in modo silenzioso puntando sul porta a porta. Una spregiudicata manovra di controllo ma anche un nitido messaggio politico in vista di eventuali apparentamenti in caso di elezioni comunali.

Sono pochi i dubbi su questa vicenda in una terra dove prevalgono ancora i mestieranti dei partiti che orientano da sempre la libertà di voto facendo leva sulla disperazione sociale e la disoccupazione. Nella nostra città non ci sono rappresentati del Carroccio, non ci sono sedi padane, non ci sono referenti leghisti. Eppure il Partito del Nord a Marigliano fa l’exploit. 360 voti alla Camera e ben 492 al Senato.

Se però in tutte le sezioni elettorali cittadine, il partito di Salvini si attesta intorno ai 20 voti di media – e il successo ci starebbe tutto, considerato il trend nazionale - improvvisamente nella sezione 23 di Lausdomini fa il pienone dei consensi solo al Senato. Ben 171 preferenze: un record! Voto d'opinione, di pancia, si dirà. Ma c'è qualcosa che non torna. Le stesse preferenze assegnate al Senato, tuttavia, non corrispondono con quelle della Camera, dove nella stessa sezione la Lega colleziona soltanto 25 preferenze. Magro bottino che cela un vero e proprio mistero.

Ma non preoccupatevi comunque. Nessun vento nordista spira su Marigliano. Se ne sono accorti pure i bambini che quello che si è consumato in alcune zone della città è stato un giochetto usato e abusato dai politici di professione, che hanno voluto misurare il proprio consenso elettorale mandando dei messaggi ai rispettivi vertici di partito con i quali da tempo sono in rotta di collisione. Una manovra disperata per ricucire lo strappo? Sbaglia, però, chi crede che gli elettori siano pecore da mandare al pascolo.

Riuscirà il cambiamento a spazzare queste logiche oramai inflazionate e fuori luogo in un’epoca in cui la cultura rende gli elettori sempre più liberi di pensare con la propria testa? “La Rivoluzione si fa nelle piazze con il popolo, ma il cambiamento si fa dentro la cabina elettorale con la matita in mano. Quella matita è più forte di qualsiasi arma, più pericolosa di una lupara e più affilata di un coltello”. I mariglianesi non dovrebbero mai dimenticare la lezione del giudice Paolo Borsellino.

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