Una cicloferrovia per la Marigliano-Cancello.

Anita Capasso

Soldi e rilancio per la città. La proposta del Comitato ProBorgo

MARIGLIANO - Il tratto più bello e quello ingegneristicamente più interessante della ferrovia Torre Annunziata -Cancello, inaugurata nel 1885 e abbandonata nel 2006 è proprio il nostro. L’ultimo tratto, il più lungo. Quello che da Marigliano arriva a Cancello Scalo. Si parte dalla stazione di via Roberto de Vita e dopo aver attraversato le contrade Santa Barbara e via Masseriola del Bosco si arriva alla Ciurlanda e al Ponte dei Cani a Lausdomini.

 Un salto sul fiume Clanio, incanalato nel Maestro dei Regi Lagni, con un bel ponte a tre fornici, e via verso le Masserie Spena e Savelli, passando sotto i viadotti dell’autostrada Caserta-Salerno, superando attraverso altri ponti i torrenti Mofeto e Gorgone e il torrente Purgatorio, lambendo la contrada di Pezzalonga, intersecandosi con altri tratti ferroviari dismessi e arrivando fino alla stazione di Cancello Scalo. Un ottimo mezzo di per arrivare agli scavi archeologici di Via Nuova del Bosco-Sentino e all'AREA PIP.

Senza dimenticare il fatto che da Cancello ci sarebbe la possibilità arrivare agli scavi archeologici di Suessula, al Castello federiciano "il Matinale", ai sentieri della Grande Traversata del Partenio, peraltro, con una veloce interconnessione con la linea da Napoli, con la Stazione TAV di Afragola, con la linea da Roma, la linea da Benevento, la linea da Sarno.

 “Non solo riuso e rifunzionalizzazione di un’infrastruttura ferroviaria, costi bassissimi o addirittura autofinanziamento con un amplissimo mercato di un’utenza potenziale - afferma il presidente Luigi Monda – ma anche nuove opportunità di sviluppo economico per Marigliano, nuovi flussi turistici relativi al turismo ambientale e culturale. Ci sono i fondi del Recovery Fund mancano solo le idee di una classe politica fallimentare”.

 Insomma una cicloferrovia, un vèlo rail o cyclorail, come si vedono diffusamente in Europa e nelle Americhe. Un veicolo ferroviario leggero attivato dalle braccia dei suoi occupanti. Un vagoncino scoperto, dove uno o più occupanti attivano un sistema di locomozione a pedalata semplice o assistita. In una città sempre più degradata e con un’élite politica debole e senza idee, le proposte più interessanti continuano a venire dalla società civile.

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