Nola, la scomparsa del prof. Alfonso Sorrentino

Franco Trifuoggi

NOLA - Una vasta eco di rammarico e rimpianto ha lasciato, non solo nel circondario nolano, l’inattesa scomparsa di un grande galantuomo: il dott. prof. Alfonso Sorrentino.

Nativo di Palma Campania, ma trasferitosi nel 1969 a Nola dopo il matrimonio con la gentile e colta professoressa Marina Pacifici, il prof. Sorrentino, in virtù della sua affabilità, disponibilità e simpatia, e della signorilità dei suoi modi, era riuscito in breve tempo ad integrarsi perfettamente nell’ambiente nolano. Docente per molti anni negli Istituti superiori di istruzione, si era anche distinto per la sua professionalità, nutrita di competenza, laboriosità ed impegno solidale, quale cinesiologo presso l’Ospedale “Santobono” di Napoli.

Aveva successivamente fondato e diretto a Nola un centro di fisioterapia, dove aveva esercitato, fino ai giorni dell’esplosione epidemica – incurante delle sollecitazioni dei figli, che lo esortavano a godersi il “meritato riposo” – la sua professione con eccezionale dedizione e spirito di servizio nei confronti dei suoi pazienti, ai quali non mancava di prodigare il sollievo di una parola gentile e cordiale e di un amabile sorriso. Ivi, con assoluto disinteresse, era solito curare anche i suoi ex-pazienti del “Santobono” che intendevano continuare a fruire della sua preziosa opera, già tanto ampiamente apprezzata.

Dedito al lavoro come alla famiglia, aveva anche il culto dell’amicizia: il suo non comune spessore umano, la nobiltà dell’animo e la generosità verso tutti quelli che lo avvicinavano erano ormai divenuti proverbiali. I tanti amici, inoltre, lo avevano sorretto con il loro affetto quando, tre anni fa, era mancata l’amata consorte Marina.

Giustamente gli amici del Rotary lo ricordano come “una persona solare, amante della vita, senza vizi ma con tante bellissime passioni”. Tra queste risaltava indubbiamente l’amore per la terra e la campagna, così come per il mare e la navigazione, che manifestava particolarmente attraverso la cura sapiente e meticolosa del suo giardino e della sua barca, e in cui tralucevano l’ardore del suo vitalismo e la finezza del suo senso estetico: doti, queste, che lo accompagneranno ora nella nuova navigazione per le vie del cielo.

Ai suoi familiari, e in particolare ai figli Maria Francesca e Luca, entrambi valorosi medici, le più sentite condoglianze della nostra redazione.

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