Etica e Covid-19

Redazione

L’etica è un’istituzione sociale che ha la funzione di promuovere la coesistenza pacifica e coordinare i rapporti tra le persone, in un’ottica non individualistica. Se riteniamo che questa definizione di etica sia corretta non possiamo chiudere gli occhi di fronte ai comportamenti individuali che negli ultimi giorni sono stati oggetto di cronaca. Nonostante i decreti del governo e gli appelli del mondo scientifico (virologi in primis) nonché della protezione civile e dei governatori delle varie regioni abbiamo assistito, nella notte del 7 marzo a persone che in preda al panico hanno assaltato le stazioni ferroviarie del Nord (Milano in particolare) per poter “tornare a casa”, oppure persone che, incuranti delle disposizioni del governo sono evase dalla quarantena, nell’area rossa, per recarsi in località sciistiche, salvo poi accorgersi di star male e aver contratto il Covid-19.  Queste persone sono state mosse, dunque, da due istanze: la paura e l’egoismo.

La paura è un’emozione che svolge un ruolo importante nelle nostre vite. Se vedo una persona con una pistola in mano che cammina in strada me ne tengo alla larga perché ho paura che possa farmi del male. Mi tengo alla larga dai serpenti, perché potrebbero mordermi e inocularmi il veleno, etc. Tuttavia, a volte la paura mi pone nella condizione di commettere azioni immorali. Se le SS stanno inseguendo un Ebreo e io non cerco di aiutarlo per paura di essere scoperto, la mia azione è immorale. Se ho paura di rimanere all’interno di una zona del Paese in cui sono state poste delle restrizioni alla mobilità e fuggo verso altre zone, mettendo con questa mia azione a rischio la vita di altre persone, la mia azione è immorale.

 

Per l’egoista, invece, è morale quell’azione che massimizza il benessere individuale e il mio benessere vale almeno tanto quanto il benessere degli altri, se non di più. Le persone che hanno lasciato le zone rosse (Codogno, Casalpusterlengo, etc.) per recarsi in Trentino, in località sciistiche, hanno, verosimilmente, ritenuto che le loro abitudini di vita non dovessero essere modificate e che era nel loro interesse violare la quarantena per andarsi a rilassare in montagna. I commercianti che non rispettano le restrizioni e fanno affluire nei loro locali centinaia di persone, sono convinti che sia nel loro miglior interesse non perdere l’incasso della serata. Purtroppo sia la paura che l’egoismo, quando le azioni da intraprendere hanno una rilevanza morale (sono cioè azioni che avranno un impatto sulla comunità e potrebbero essere lesive del benessere di altre persone) sono da accantonare. Il commerciante che apre il suo locale oggi, per non rinunciare all’incasso, non comprende che il suo locale, anche a causa delle sue azioni, potrebbe non riaprire mai più. I signori che violano la quarantena per andare a sciare non comprendono che l’aumento dei contagi farà collassare il sistema sanitario e provocherà, verosimilmente, difficoltà di accesso alle cure anche a loro. I giovani che sono fuggiti da Milano e dintorni per tornare a casa non comprendono che la loro azione potrebbe costare la vita ai loro nonni, genitori, amici.

Siamo, dunque, di fronte alla necessità di ricordare che una comunità può vivere solo se alla sua base ci sono individui che conoscono le regole del buon agire e le mettono in pratica per la massimizzazione del benessere collettivo. Non esiste individuo scisso dalla comunità e qualsiasi azione sia compiuta in nome (solo) del proprio benessere è destinata a ritorcersi contro il benessere di quella persona stessa

 Luca Lo Sapio

 

Docente a Contratto di Percezione ed Etica delle Biotecnologie industriali presso l’Università Federico II di Napoli.
Docente di Storia e Filosofia presso il Liceo statale Gandhi di Casoria

 

 

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