Marigliano, don Pasquale Giannino lascia il rione di Pontecitra

Redazione

MARIGLIANO -  Don Pasquale Giannino lascia la comunità del rione 219 di Pontecitra. Il vescovo Francesco Marino lo ha destinato alla chiesa di San Francesco di Pomigliano. Stamattina in chiesa alle 10:30 officerà' la sua ultima messa, al termine ci sarà un conviviale. Lo sostituirà il parroco Ciro Toscano che si insedierà a novembre.

C’è malcontento tra i fedeli. "Non è giusto don Pasquale ha avviato tanti progetti per i giovani a rischio e disabili  e lo mandano via. Non si lasciano i ragazzi cosi".

 Intanto don Giannino ha scritto una bella lettera alla comunità:
 "Cari amici, accogliendo le indicazioni del nostro Vescovo Mons. Marino,  lascerò questa comunità parrocchiale del Sacro Cuore, per mettermi al servizio della Comunità parrocchiale di San Francesco in Pomigliano d’Arco. Sono passati 18 anni dal 21 settembre del 2001 quando Padre Beniamino Depalma, già Vescovo di questa Diocesi, mi chiese di affiancare don Giovanni Varriale, come vice parroco, nella mia prima esperienza pastorale e di servizio alla Chiesa.

Avevo 28 anni. Nel presentarmi la mia “destinazione” padre Beniamino esordì dicendo più o meno così: “Ti chiedo di andare in una comunità parrocchiale situata in un contesto a te familiare…”. Padre Beniamino intendeva una realtà non dissimile dalla parrocchia San Giovanni Battista nella 219 di Brusciano dove ho un trascorso sin dalla mia adolescenza. Col tempo ho dato a quell’affermazione del Vescovo un senso di radicamento, un desiderio di accasarmi, uno insomma di Pontecitra. Molti considerano questa una terra di missione, forse in parte è così. Talvolta ho sentito anche di persone che consideravano una punizione il mio stare qui a Pontecitra: “Ma tu sei ancora a parroco a Pontecitra? Ma come fai?”.

Per me è stato sempre un’opportunità di crescita umana e cristiana, ritrovando invece una comunità con tante potenzialità, piena di risorse, senza dinamiche viziate dalle abitudini che logorano. Sono cresciuto insieme a quanti in questi anni hanno condiviso percorsi e attività, responsabilità e problematiche. Ricordo che ho iniziato questa esperienza attorniato da un gruppo di giovani molti dei quali neanche maggiorenni. Gli stessi oggi sono impegnati in questa comunità con ruoli responsabilità e cooperazione. Non sono mancati adulti, saggi e sapienti che, oltre alla collaborazione nella catechesi si sono affiancati a me come ad un fratello/figlio, seppur riconoscendo e rispettando il ministero a me affidato, hanno da sempre condiviso il mio entusiasmo pastorale.

Un grazie particolare a quelli della prima ora, che come me vivono attoniti e, come ho scritto a qualcuno “ntrunat” (intontiti), questo momento di passaggio. Grazie all’Azione Cattolica, quella delle “prime luci” come a quella di oggi, ai responsabili di allora e quanti ancora oggi sono dediti a valorizzare l’opera educativa e di collaborazione. Un sentimento di gratitudine e affetto alle catechiste/catechisti, per l’amore dimostrato a me, ai bambini, ai giovani; grazie anche per avermi “sopportato”!  L’opera educativa che abbiamo avuto il coraggio in questi anni di porre in essere è stata resa valida non certo per qualche manuale o dei sussidi utilizzati, quanto piuttosto per le riconosciute capacità nel veicolare i messaggi catechetici.

 

  Un vivo senso di gratitudine e di riconoscenza a quante ogni settimana hanno prestato la loro opera fattiva e preziosa occupandosi del decoro della nostra chiesa parrocchiale, pur in condizioni precarie dovute a problematiche salutari. Un fraterno grazie al gruppo “Sorgi Gerusalemme” del Rinnovamento nello Spirito Santo, per la testimonianza resa e per l’amore che avete per la Chiesa, sposa di Cristo, e che mi avete sempre dimostrato nei confronti della mia persona. In questi anni è emersa sempre più la consapevolezza di essere parte di una comunità che giorno dopo giorno abbiamo dato un volto sempre più missionario, scevra da personalismi e da sensi di potere, in pieno sostegno, affezionati alla mia persona come ministro ma anche come compagno di cammino.

Non scappo via da Pontecitra, anzi…! Sento forte dentro me in questi giorni l’invito che Gesù fece un giorno a Pietro dopo una notte di pesca, nel suo caso infruttuosa, personalmente (non voglio sembrare presuntuoso!) credo piuttosto ai primi germogli: “…prendi il largo!”. Sono convinto di staccarmi da una comunità, forse anche che mi dava sicurezze; sono certo di ritrovare e servire un’altra comunità con cui desidero camminare, forte del bagaglio di esperienze di questi anni in mezzo a voi. Trovo sempre parziale l’amore espresso con l’affermazione: “Rimarrai nei nostri cuori!”, forse perché ormai è divenuta un modo di dire. È piuttosto sensato per me comunicarvi che “Sarete il mio cuore!”. Vi voglio bene!

don Pasquale".

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