Rabbia e commozione ai funerali del vicebrigadiere Mario Cerciello Rega

Anita Capasso

SOMMA VESUVIANA - Giustizia per Mario. La cittadina di Somma Vesuviana chiede che la morte di Mario Rega Cerciello, il vicebrigadiere assassinato con 11 colpi di fendenti da un giovane americano non sia vana. Il 19enne assassino lo ha colpito con una lama lunga 18 cm ripetutamente e con estrema lucidità, efferatezza allo stato puro..

Il dolore che ha colpito tutta l' Italia, qui   nella città natia di Mario è più forte. C’è un silenzio spettrale per le strade cittadine dove tutte le attività, le sedi associative e persino le abitazioni comuni espongono il tricolore con un fiocco nero in segno di lutto. Piangono tutti. Mario era uno di loro, semplice, solare e con gli occhi azzurri come il mare che emanavano luce quando incontrava lo sguardo della sua Rosa Maria, che aveva sposato poco più di quaranta giorni fa . In quella stessa chiesa  dove la sua amata  adesso è dovuta ritornare per sorreggere la sua bara insieme ad altri 6 carabinieri. Il feretro avvolto nel tricolore arriva nella chiesa di Santa Croce dove ad attenderlo ci sono 400 persone e fuori migliaia di persone.

Rosa Maria  abbraccia la bara e vi depone anche la maglia del Napoli con il numero 24 di Lorenzo Insigne. Davanti c’e' la foto di Mario che sembra dare vita alla sua persona e al suo immenso cuore propenso alla solidarietà e all'amore verso i più bisognosi

Rosa Maria si siede in prima fila e chiusa nel suo dolore aspetta di leggere quella lettera che gira fra tutte le mogli dei militari, ma lei va oltre e rinnova il suo si promettendo ancora una volta di onorare e di amare Mario  per tutti i giorni della sua vita. Rosa Maria Esilia,  per la celebrazione ha scelto lo stesso passo del Vangelo del loro matrimonio, in cui Gesù definisce i suoi discepoli il sale della terra e la luce del mondo. Inizia alle 12 il rito funebre.

Ci sono i vicepremier Luigi Di Maio e Matteo Salvini, il ministro della Difesa Elisabetta Trenta, e la sindaca di Roma Virginia Raggi. Significative le parole  del comandante generale dei carabinieri Giovanni Nistri: "Vorrei  rispetto e riconoscenza. Il cuore di Mario è stato trafitto da 11 coltellate, è bene che noi tutti si evitino polemiche per non infliggere la dodicesima coltellata al cuore di Mario, serve rispetto. Giusti i dibattiti, sono legittimi, ma teniamoli lontani, non oggi, e i toni non siano la dodicesima coltellata”. Un riferimento diretto alle polemiche di questi giorni sulla foto di Natale, bendato dopo l’arresto, rilanciata anche da Salvini. “Chiedo rispetto per la famiglia, per l’uomo che era e per il carabiniere che è morto per tutelare i diritti di tutti, a partire dal diritto all’equo trattamento che ha ogni persona, anche chi è arrestato perché ha compiuto qualche orrendo crimine“.

C'erano tutti i sindaci del circondario, i cavalieri dell'ordine di Malta dove Mario prestava volontariato, numerosi sacerdoti tra cui don  Maurizio Patriciello, gente comune, parenti e amici ma anche chi non lo conosceva.  Prima della benedizione del feretro. Monsignore Marciano esorta ad  “imparare, da uomini come Mario, il senso dello Stato e del bene comune, l’Italia risorgerà”. “La morte di Mario – ha proseguito il monsignore – risveglia in noi, in qualche modo, la nostalgia del sapore buono di valori come la legalità, la solidarietà, il coraggio, la pace, troppo spesso sostituito dai sapori estremi del benessere, della violenza, delle dipendenze, che alterano il gusto della vita e non rendono capaci di custodirla”. Marcianò ricorda anche che Mario per i suoi colleghi “incarnasse a perfezione la missione del carabiniere, con competenza e destrezza ma anche con una dedizione e una cura della persona superiori a ogni regolamento scritto; era capace di vegliare una notte intera in ospedale, accanto a una madre vedova e alla figlia, o di provvedere ai pasti e alla dignità dei criminali arrestati”.

 E continua: “Ha servito persino la vita dei criminali, anche di colui che lo ha accoltellato e che, certamente, egli avrebbe voluto difendere dal dramma terribile della droga che disumanizza e rende vittime dei mercanti di morte, soprattutto i giovani. Mario, un giovane meraviglioso che ha scoperto il sapore dell’esistenza non nello sballo ma nel dono di sé: nel volontariato di barelliere all’Ordine di Malta, nell’essere uomo dei poveri e ultimi, dei senzatetto con i quali condivideva il suo tempo libero, i suoi averi, il suo sorriso”.

La bara esce tra gli scroscianti applausi e un volo infinito di palloncini  bianchi. Intanto  il vicepremier Di Maio intervistato nel suo intervento a Napoli fa proprio il grido di giustizia:"

Il caso della foto – “Parlare più del ragazzo bendato che del nostro carabiniere ucciso significa buttarla in caciara“. Nel giorno dei funerali il vicepremier Luigi Di Maio torna sulle polemiche relative alla foto Christian Natale Hjorth bendato, nella caserma di via in Selci, durante l’interrogatorio di venerdì.  ancora: “Spero diano loro l’ergastolo“.

L’episodio, minimizzato dall’altro vicepremier, Matteo Salvini, è stato condannato  anche dal premier Giuseppe Conte. “Non c’è nessun dubbio che la vittima di questa tragedia sia il nostro carabiniere, il nostro Mario. Riservare però  quel trattamento a una persona privata della libertà non risponde ai nostri principi e valori giuridici, anzi configura gli estremi di un reato o, forse, di due reati" .

Al dipartimento di Stato Usa si è scelto di procedere con “cautela”. Il sindaco di Somma, Di Sarno,  dice che il Comune si costituirà parte civile nel processo e che gli dedicherà una strada, la più bella di Somma, la strada della giustizia e della legalità,  dove la gente si augura che campeggerà la foto di Mario, eroe valoroso dei nostri tempi. 

 

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