La rivoluzione viene dal passato: Domenico Monda eccelle nell'antica arte della mascalcia

Viviana Papilio

Giovanissimo, di origini mariglianesi, porta avanti un antico mestiere ancora oggi attualissimo: tra conoscenze veterinarie e lavorazione del ferro, nessun cavallo va al trotto senza l'abilità del maniscalco.

E’ di Marigliano, frazione Lausdomini, il giovane maniscalco che sta primeggiando nell’antica arte della ferratura dei cavalli. Si chiama Domenico Monda e ha imparato nella conca flegrea di Agnano, sede storica dell’ippica italiana ed europea, la mascalcia: una vera e propria regola tra produzione dei ferri e conoscenza veterinaria.

Domenico è diventato uno specialista del settore. Trasferitosi in Toscana, appena diciottenne ha avuto modo di affinare la tecnica e apprendere i trucchi del mestiere da un guru dell'ambiente, il top trainer Gennaro Casillo che, senza troppo indugio, gli ha affidato la gestione dell’intera scuderia. Prima però Monda ha avuto modo di imparare da Giovanni Orlando e Camillo Iannotti, storici maniscalchi partenopei di indiscusso valore.  

Nel giro di pochi anni la professionalità e la passione hanno condotto Domenico a una crescita iperbolica della sua fama, al punto che, oggi, il nostro ferra i cavalli che competono nelle più prestigiose gare di velocità ed è richiesto su tutto il territorio nazionale.

La ferratura del cavallo non è mai un'azione meccanica o elementare. Benchè attualmente si accompagna ad un'ampia scelta di ferri già prodotti e rintracciabili sul mercato specifico, essa continua a prevede studio, calcolo e osservazione, disposizioni indispensabili per fornire soluzioni fondamentali a problemi spesso diffusi tra i cavalli quali una scorretta andatura, patologie della zampa, affaticamenti delle articolazioni, ripristinando la fluidità del trotto o, più in generare, dell’incedere dell’animale.

Domenico ha già tanto da raccontare nonostante la giovane età, ma c’è un ricordo in particolare che ha costituito lo spartiacque tra la sua preparazione e lo sbocciare della sua carriera nei piani alti dell’ippica: alla vigilia dell’Orlandi il suo maestro gli affidò la ferratura di Mitrillo Rosso, un cavallo predestinato ma dallo zoccolo molto particolare. Tra qualche timore e tanta concentrazione Domenico ferrò Mitrillo che tornò a casa vittorioso.  

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