Saviano, giardino e struttura di Villa Carrella

Redazione

SAVIANO - A Sirico di Saviano dagli inizi del ‘900 esisteva la Via Alberolungo; un viale in terra battuta, delimitata da due piedritti dei quali oggi si vede ancora traccia nei rispettivi basamenti di roccia, che  portava, dopo 150 m. alla Villa Gianturco diventata, poi, Villa Carrella detta anche “dei Monaci” ed infine Convento dei Servi di Maria.

Da fonti storiche si rileva che l’attuale casa religiosa fosse all’origine una struttura Aragonese e già residenza estiva dei reali di Napoli e risulta che fu dimora di Emanuele Gianturco, illustre Giurista lucano, Docente, Musicista, Statista e Ministro dei lavori pubblici. La Villa Carrella, oggi, rappresenta un importante punto d’incontro pastorale e per gruppi di preghiera.  Essa può accogliere nel suo grande giardino all’aperto e nella sua enorme struttura coperta, numerosi visitatori, che hanno la voglia di trascorrere una giornata serena e piacevole in questo luogo storico.

I proprietari, i coniugi: Luigi e Laura Carrella la donarono a suo tempo al Padre Servitano Girolamo Russo, che la utilizza per ospitare i monaci “Servi di Maria” e sulle orme di Padre Girolamo Russo è iniziata l’opera, con il cammino pastorale nel giardino, di Padre Gabriele M. Meccariello.

 L’idea di circolare tra gli alberi ed esprimere un significato che viene spiegato attraverso testi, poesie e  passi biblici, rende la visita interessante e suggestiva culturalmente. Il percorso inizia da una gigantesca Magnolia e prosegue per le altre Magnolie i cui rami squarciati da un temporale sembrano mani protese verso il cielo e verso il Signore.  Si arriva poi ad un bivio dove ci sono due possibilità: proseguire verso il pozzo della Samaritana, dove il Signore ci ricorda che è acqua viva che ci disseta, oppure andare verso la croce, sentiero più difficile e sofferto, nel quale ci accompagnano i sette dolori della Vergine.

 Il primo, afferma Padre Gabriele, è un percorso semplice che ci porta a dissetarci; infatti nello spazio circostante esiste una vasca scoperta, che in tempo remoto fungeva da serbatoio idrico, che è stata ,poi, coperta da una volta a botte; l’altro sentiero invece è impervio in quanto richiede sacrificio e riflessione. Una radice enorme, grande sei metri di circonferenza ed attorniata dai tronchi, ci ricorda la vita in una terra arida. Dal giardino suddetto si diparte un enorme scalone all’aperto, a coda di rondine, che porta ad una terrazza panoramica, dove è posto il portale d’ingresso arcuato che porta all’interno del convento.

La possente muratura perimetrale è composta da arcate che immettevano  in grandi saloni. All’interno del convento si accede mediante una grande Sala di accoglienza dalla quale poi si dipartono i corridoi, i disimpegni, la biblioteca, sale per lettura e preghiera, 10 stanze per alloggio e la Chiesa. Ai piani inferiori troviamo invece il deposito, la cucina e il refettorio. Al piano interrato e cioè nella Cripta, si racconta che doveva trovarsi un torchio gigantesco che serviva ai monaci per la spremitura dell’uva.

L’interno dei locali della struttura è arredato con mobili dell’800 ben conservati e con quadri del ‘700. L’impegno e il piacere di Padre Gabriele, uomo di Cristo, che ha speso la propria vita per aiutare il prossimo, è quello di far rivivere questo luogo sacro e storico, religioso e ludico come uno spazio in cui oltre a contemplare Dio si riesca a percepire e a respirare la bellezza della natura. (Pasquale Iannucci)

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