Marigliano, clamoroso retroscena: vasca San Sossio non e' piu' tra i Sin

Anita Capasso

MARIGLIANO - Spuntano carte che finora erano segrete.. E da Roma la notizia rimbalza anche a Marigliano. Nel gennaio 2013 il governo Monti declassò la bomba ecologica di Vasca San Sossio a Marigliano, depennandola dai SIN, siti di interesse nazionale per le bonifiche. A rivelarlo è l’ex Ministro dell’Ambiente della Tutela del Territorio e del Mare, Gian Luca Galletti (UDC) rispondendo a Luigi Di Maio (M5S). Ma qui si apre il giallo. Chi chiese il declassamento del sito al Governo? Da quale Ufficio partì la richiesta?

 I sospetti e le paure dei tanti cittadini e associazioni ambientaliste che avevano denunciato inspiegabili ritardi, anomalie, fondi per le bonifiche appostati e poi cancellati trovano alla fine un’agghiacciante conferma. Vasca San Sossio non è più un sito strategico d’interesse nazionale da bonificare e recuperare. Con decreto ministeriale dell'11 gennaio 2013, n. 7, l’antica vasca borbonica di Marigliano è stata derubricata ed è stata inserita nell'elenco dei siti «che non soddisfano i requisiti di cui all'articolo 252 comma 2, del decreto legislativo n. 152 del 2006 come modificato dall'articolo 36 della Legge 7 agosto 2012, n. 134» e, pertanto, non è più ricompreso tra siti di interesse nazionale».

Di conseguenza non potrà più avvalersi dei fondi per le emergenze ambientali del Commissariato di Governo per la Campania che opera in sostituzione del Ministero dell’Ambiente. Niente più fondi. Niente più struttura commissariale. Nessuna certezza. L’ex ministro Galletti si difende dalle accuse mosse da Luigi Di Maio, oggi vicepremier, passando la palla ad altri enti e chiamando in causa la Regione Campania. Secondo Galletti, proprio all’Ente di Palazzo Santa Lucia, guidato da Vincenzo De Luca, spettano adesso le competenze per le necessarie operazioni di verifica e di bonifica.

Chiarisce categorico, infatti, che  la compete nza «per le necessarie operazioni di verifica ed eventuale bonifica all'interno dei siti non più ricompresi tra i Sin, è stata trasferita alle regioni territorialmente interessate che subentrano nella titolarità dei relativi procedimenti» . Sempre l’ex ministro svela, poi, un ampio carteggio dell'Agenzia Regionale di Protezione Ambientale per la Campania. Nel 2015 l’ARPA Campania prescrisse «la rimozione di tutti i rifiuti presenti sul sito previa redazione di idoneo piano di caratterizzazione e smaltimento, anche per eventuali rifiuti interrati».

Solo a seguito della rimozione, dopo aver effettuato le propedeutiche indagini geoelettriche e geofisiche, precisa Galletti «sarebbe stato necessario svolgere le indagini preliminari di caratterizzazione del suolo, sottosuolo e falda per la determinazione di eventuali superamenti delle Csc». Indagini, nemmeno a dirlo, mai effettuate. L’ex ministro conferma anche un atroce sospetto.

Nell’area incriminata nessuno ha mai effettuato indagini e accertamenti per verificare la presenza di rifiuti interrati: «Dall'esame della cartografia che riporta le zone sulle quali sono stati effettuati i voli elitrasportati per il rilievo dei valori magnetometrici, radiometrici e termografici risulta che la zona «Vasca San Sossio» non è stata oggetto di rilievo». Ovviamente mancando i rilievi, come in una reazione a catena, Vasca San Sossio non è stata mai oggetto di ulteriori accertamenti da parte del comando carabinieri per la tutela dell'ambiente. È un fiume in piena Galletti. Una dopo l’altra, fa rivelazioni. Precisa. Chiarisce. Fornisce informazioni scottanti del tutto nascoste ai cittadini di Marigliano.

La più recente e la più significativa è la scoperta del 7 ottobre 2015. In quella data, racconta Galletti l’ARPA, effettuando sopralluoghi, individuò nel sito di Vasca San Sossio «un solco largo circa un metro non ricoperto da vegetazione al cui interno era presente del materiale polverulento, frammisto a terreno, di colore scuro e pezzi di plastica combusti e semicombusti».

Per Galletti è «necessario approfondire l'indagine sull'area in questione investigando anche nel sottosuolo». Pile e pile di carte, lettere e suggerimenti tra cui prima di tutto «effettuare, oltre al decespugliamento dell'area e la rimozione di tutti i rifiuti affioranti e parzialmente interrati, una campagna di indagini di tipo non invasivo, quali geofisiche, tali da permettere la ricostruzione stratigrafica del terreno costituente il sito e l'individuazione di eventuali rifiuti interrati».

 L’ex titolare dell’Ambiente ce l’ha per tutti. Punta pure l’indice anche contro il Comune per la mancata collocazione di un sistema di telecamere per la videosorveglianza già finanziato con il Patto Terra dei fuochi «La stessa Agenzia ha, peraltro, prescritto, quale misura precauzionale volta a mitigare il malcostume dell'incendio dei rifiuti, l'installazione di videocamere di sorveglianza sul sito come previsto per i comuni aderenti al patto della terra dei fuochi, nonché l'interdizione dell'accesso all'area ai non autorizzati con opportuna segnaletica».

Pochi mesi prima dell’angosciante scoperta dell’ARPA, il Ministro per le infrastrutture e i trasporti del Governo Renzi, Graziano Delrio (PD) giungeva a Vasca San Sossio. Quel giorno, era il 22 maggio 2015, Graziano Delrio rassicurò la popolazione di Marigliano su un risanamento del sito.  Nessuno si aspettava, che ci fosse questa nuova, terribile verità. L’ennesimo boccone amaro per i cittadini di Marigliano.

Mentre i dati Asl continuano a registrare impennate di tumori al polmone, alla vescica, alla prostata, al colon retto, al fegato e allo stomaco, alla mammella, alla tiroide, all’utero. Continuiamo ad ammalarci e a morire. Cari concittadini, ma quando prenderemo coscienza di questa tragedia? Facciamo qualcosa. Facciamo presto.

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