Presentato il libro Via Chiatamone, del giornalista Franco Bunonato

Anita Capasso

NAPOLI -  Via Chiatamone è il libro del giornalista Franco Buononato, una carriera tra la grande cronaca dalla cattura del boss Alfieri alla morte di Nuvoletta, da Cutolo a Bardellino. La presentazione è avvenuta nella Biblioteca Nazionale di palazzo Reale.

 “Scrivo quello che ricordo, scrivo quello che ho visto. Scrivo le mie impressioni. Il Mattino che ho vissuto e amato, sempre anche nei giorni amari. Scrivo per ricordare chi vi ha lavorato, dalla redazione alla tipografia, dalla spedizione al centro fotografico. Scrivo del rapporto con i colleghi e i corrispondenti dei vari Comuni,  i veri giornalisti sul campo, quelli che mantengono vivo il rapporto con la strada, con i lettori, con la vita reale senza filtri e finzioni”.

Il più grande quotidiano del Mezzogiorno lascia la sede storica di via Chiatamone e approda al Centro Direzionale, ma nella penna del giornalista, Franco Buononato, restano nitidi i ricordi dei fatti e dei personaggi raccontati e incontrati sul suo cammino professionale. Lui, giornalista con quarant’anni di esperienza nella carta stampata, conserva nel cuore l’amore di una vita: Il Mattino, il giornale che diventa memoria indelebile in un libro che ha voluto regalare ai lettori.

Si chiama “Via Chiatamone. Amarcord del Mattino”, il libro , edito dalla casa editrice Martin Eden, che l’autore Buononato ha scritto con un linguaggio semplice e comprensibile, tipico del suo stile giornalistico, elegante e diretto a tutti. Per chi lo ha incrociato e ha avuto l’onore di condividerne la professione, come me, la sua lezione era: ”Dobbiamo essere semplici perché dobbiamo essere il giornale di tutte le professioni. Ricordiamo che ci leggono al bar e anche in salumeria”.

Da quel momento in poi ho messo da parte ogni retaggio accademico e ho dato sfogo alla mia semplicità linguistica. Quella stessa semplicità di stile che mi fa ritrovare in questo libro intenso e ricco di emozioni. E ora che il simbolo del Chiatamone non è più in quella via ad accogliere il visitatore, ci ritroviamo nella splendida cornice del palazzo Reale . L'occasione è offerta dalla  presentazione di questo libro, avvenuta lo stesso giorno in cui è stata inaugurata la nuova sede de Il Mattino al centro direzionale. A rendere meno amaro il trasferimento tra chi Il Mattino lo ha vissuto sempre lì, il nome della nuova redazione dedicata a Giancarlo Siani, giornalista coraggioso e perbene, ucciso perché raccontava i fatti di camorra senza filtri.

A lui va la forza di tutti i suoi colleghi e dei presenti, riuniti nella Biblioteca Nazionale di Napoli. Ci sono nomi storici del giornalismo campano, giornalisti Rai, colleghi d stanza e di quella intensa cronaca che finiva a notte fonda,  tra dimafoni, fotografi e telefoni che squillavano incessantemente. “Allora - ricorda Franco Buononato - ci si consumava le suole e si condividevano le ansie delle mamme a cui avevano ammazzato un figlio, del povero disoccupato, delle vittime del disastro ambientale. La cronaca era viva e non veniva costruita da casa ma andando tra la gente”.

L’autore ne discute con il presidente dell’ordine dei giornalisti, Ottavio Lucarelli, che introduce i relatori, Antonio Bassolino, ex sindaco di Napoli e Vincenzo Spadafora, deputato M5S, intavolando un dibattito tra due generazioni politiche.

“Sono passato sotto il Mattino, - dice Antonio Bassolino -  come mia consuetudine, fa impressione non vederlo più. Ciò non deve scoraggiare. Attraverso il racconto di Franco ho ripercorso la storia del Mattino: da don Riboldi a Enrico Forte. Come non ricordare l’importante opera di sensibilizzazione svolta da questo giornale durante il terremoto dell’80 e quel titolo che era un appello alla mobilitazione: “Fate Presto”. Fu l’unico giornale a dare la dimensione reale del numero delle vittime. C’erano decine di corrispondenti che raccontavano la cronaca, paese per paese”.

Vincenzo Spadafora invece rivela che il primo giornalista che ha parlato di lui è stato Franco Buononato. “Avevo 12 anni, ero alle medie a Cardito, feci un intervento e mi ritrovai sul giornale. Non lo sapevo neanche, furono i miei compagni a dirmelo. Conservo ancora quell’articolo, dopo 32 anni”.

Interviene ancora Antonio Bassolino: “Il giornalismo deve allargare la mente. Siamo in un’epoca in cui in politica non c’è più l’opposizione. Il conflitto invece è importante ed è doveroso perché fa bene alla democrazia. Non va bene il conflitto nelle istituzioni, tra Stato, Regione e Comuni perché ciò crea disfunzioni”. In sala , tra i tanti volti del giornalismo, ci sono Bruno Abbisogno, Annamaria Asprone, Vito Faenza , Claudia Marra. Presenti anche i rappresentati istituzionali di Afragola tra cui l’ assessore alla cultura Iovino.

Franco Buononato, sempre dalla parte dei deboli, non può fare a meno di denunciare” il taglio discriminato dei compensi ai collaboratori e di porgere solidarietà a quelle due generazioni diverse dalla sua generazione che da abusiva nelle redazioni veniva remunerata con uno stipendio da professore: questi sono ragazzi di due generazioni senza lavoro e con compensi miserabili". Si conclude l’amarcord mettendo in evidenza che dal Centro Direzionale si potrà guardare la città da un’altra angolazione, non più dal salotto buono , ma entrando nelle piaghe e negli affanni :”Facciamo presto”.

 

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