Marigliano, Verna: la Soprintendenza rispedisce indietro la variante.

Anita Capasso

MARIGLIANO - Stop dalla Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio dell’Area Metropolitana di Napoli al progetto di variante del Verna, firmato dal direttore dei lavori architetto Giuseppe Devastato e dall’impresa Caccavale Appalti e Costruzioni s.r.l. di Nola,  che nel novembre 2017 si era aggiudicata i lavori di ripristino della chiesa. Con parere n. 0012776 del 6 agosto 2018, indirizzato al sindaco di Marigliano e al responsabile dei lavori pubblici del Comune, arch. Sabatino Esposito, la Soprintendente Teresa Elena Cinquantaquattro ha rispedito al mittente il nuovo piano dei lavori nella chiesa dei Morti all’interno del complesso conventuale “Antonia Maria Verna”, elencando una serie di carenze e difetti nella pratica.

La sola relazione, costituita da poche cartelle, partita dal Palazzo di città, infatti, non è stata ritenuta sufficiente. Era stata presentata agli Uffici di Palazzo Reale a Napoli senza la necessaria documentazione grafica e fotografica, indispensabile per le valutazioni, i riscontri e la veridicità di realizzazione. “I lavori di variante richiesti devono essere presentati con elaborati grafici dai quali si può valutare l’entità dell’intervento” hanno ammonito i funzionari della Soprintendenza.

 Inoltre “essi devono prevedere una organicità di realizzazione descritta in relazione con relativo crono programma”. Analizzando la descrizione della variante, infatti, i funzionari hanno individuato una serie di contraddizioni con interventi discordi e sconnessi tra loro, che vanno chiariti e precisati con grafici alla mano. Per i lavori già realizzati, invece, gli ispettori ministeriali hanno intimato al Comune di trasmettere “una puntuale documentazione grafica e fotografica che ne testimoni la realizzazione a regola d’arte”. Una strepitosa figuraccia, insomma.

Nella missiva la Soprintendenza si esprime anche sul restauro delle opere d’arte del Verna, custodite nel complesso conventuale o in deposito presso altre chiese cittadine: “Per quanto attiene le opere di restauro degli apparati decorativi presenti internamente alla chiesa come gli altari, gli stucchi, la cantoria, gli arredi lignei, sculture e i dipinti essi vanno adeguatamente restaurati e valorizzati ad opera di restauratori qualificati che abbiano requisiti di legge come la categoria OS2/A come da normativa vigente”.

Unica soddisfazione per il Comune, si fa per dire, l’autorizzazione per “il rifacimento del portone d’ingresso in legno sullo stesso modello originario della chiesa”. Via il portone autentico, avanti con il falso. Un’operazione che però rischia di innescare un tornado di polemiche per le questioni che si sono aperte.

Fino a un mese fa, infatti, il massiccio portone della chiesa, quello originario del Seicento, doveva essere consolidato e restaurato secondo quanto previsto dal programma del vecchio progetto. Adesso, invece, sarà completamente rimosso e sostituito da uno nuovo di zecca, vero-finto-antico. E quello originario ora dove è finito? Che fine farà? Vi daremo conto del mistero in una prossima inchiesta con reportage fotografico. Anche perché, pare, che sul Verna e sulla rimozione del portone seicentesco sarà presentata un’interrogazione parlamentare.

Dulcis in fundo, allo scopo di tutelare la chiesa dei Morti evitandone usi bizzarri e distorti, assicurandone esclusivamente finalità compatibili con la sua destinazione culturale, la Soprintendenza ha ammonito il Comune sulle iniziative per la valorizzazione del sito. Prescrizioni che suonano come dei veri e propri ultimatum finali “al fine di garantire il decoro, la visibilità, la godibilità, la pubblica fruizione e la sicurezza del monumento, eventuali manifestazioni, allestimenti, mostre e/o iniziative di qualunque genere dovranno essere preliminarmente valutati e autorizzati da questo Ufficio ai sensi del Decreto legislativo 42/2004 s.m.i.”.

I lavori, quindi, al Verna, monumento di proprietà comunale, rimangono sospesi. E rimarranno sospesi in attesa che il Comune invii le modifiche, le integrazioni e “i progetti di restauro specifici”, i cui costi sono già coperti dalle spese tecniche e professionali che si aggirano intorno ai 12 mila euro.

Nella prima mattinata dello scorso venerdì 17 agosto, un irritato assessore Pino Napolitano si era precipitato a smentire sui social una notizia di Marigliano.net e, dopo aver accusato la sottoscritta di ignoranza, incompetenza e pressappochismo, aveva dichiarato: “Per quanto attiene gli immobili di proprietà comunale, non mi pervengono notizie di ammonimenti da parte degli organi preposti alla tutela dei beni culturali con i quali, anzi, v’è un ottima intesa ed una proficua collaborazione che sta portando risultati importanti”.

Secondo l’assessore, quindi, non c’era e non c’è nessun ammonimento della Soprintendenza indirizzato al Comune. Solo un’ottima intesa, una proficua collaborazione e risultati importanti. E allora mentre ci si bea di questa inesistente, idilliaca intesa che produce “risultati importanti” assolutamente non percepibili ad occhio umano, qualcuno chiarisca perché Marigliano e il Verna si ritrovano catapultate in questa vicenda!

Guardi, assessore Napolitano, sarò pure ignorante come dice lei. Beata ignoranza! Sarò senz’altro incompetente dal punto di vista politico, tecnico, amministrativo. E chi più ne ha più ne metta. Come giornalista e donna sono abituata a certi insulti, alle minacce, allo squadrismo o alle offese sessiste di chi governa. Prima dalla destra e adesso dalla sinistra. Ma sia chiara una cosa. Non saranno certo le offese e le minacce a farmi diventare ossequiosa e servile nei confronti del potere. Continuerò a difendere l’interesse pubblico. Continuerò ad anteporre la verità. Io cronista "incompetente", "inesperta" ma assolutamente indipendente, continuerò con le mie inchieste a svelare la realtà, dando un’informazione corretta, attendibile, autentica e pulita. Questa sarà la mia pratica quotidiana di concreta legalità.

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