Marigliano, il giallo Agrimonda

Anita Capasso

MARIGLIANO -  MARIGLIANELLA - Si tinge ancora di giallo la vicenda della bomba ecologica Agrimonda. Rischia di bloccarsi la rimozione delle ceneri combuste del deposito di fitofarmaci e chimici per l'agricoltura "Agrimonda', incendiatosi nel luglio del 1995 .

Restano al palo circa 1000 tonnellate di rifiuti che a causa dei forti miasmi non trovano una collocazione in discarica.   Rischiano di rimanere incartate sul luogo del disastro ecologico: a via Pasubio, in una zona periferica di Mariglianella che immette però nel centro abitato di Lausdomini.  Marigliano  paga lo scotto peggiore di questa vicenda.

  Una Boscofangone bis,  in pratica. Da una parte le balle della Regione Campania arrivate nel 2007, durante il periodo dell' emergenza rifiuti e dall' altra le ceneri tossiche.  Il sito di smaltimento di Brescia ha fatto dietro front per lo smaltimento.. Dopo vari  contatti apre le porte una discarica di Alessandria ma a costi più elevati .

 A paralizzare i lavori uno sforamento dei costi di smaltimento dei rifiuti di circa 400 mila euro. Nel frattempo sarebbe stato proposto di bandire una nuova gara d'appalto. I cittadini però che respirano quei miasmi,  che, a seguito delle operazioni di movimentazione, hanno di nuovo appestato l'aria non ci stanno. " Basta avvelenamento, portate via quei rifiuti una volta per tutte".

Le operazioni di rimozione dovevano avvenire entro inizio luglio e invece a causa di intoppi in corso d' opera si sono protratte ben oltre rendendo l'ambiente circostante una bomba di ammoniaca . Cinque nuclei familiari sono ospitati in albergo, alcuni paradossalmente a poche centinaia di metri più avanti da Agrimonda,  dove l'aria comunque è puzzolente.  Era luglio del '95 quando quel deposito andò in fumo.

Si disse racket delle estorsioni ad opera della mala locale che intendeva estendere il proprio potere taglieggiando i commercianti. Non si è fatta mai luce pienamente. I colpevoli restano impuniti mentre ci si ammala di tumori.  Quelle ceneri nocive per la salute sarebbero dovute andare via subito e invece a 23 anni dalla tragedia continuano a mettere a repentaglio. la salute pubblica.

 

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