Marigliano, Estate Ragazzi: care parrocchie perché non pubblicate i bilanci?

Anita Capasso

MARIGLIANO -  L’estate è ormai alle porte e nelle varie parrocchie e comunità religiose del territorio c’è fermento. Si fa a gara ad avviare nuovi progetti di animazione per i più piccoli. Con un contributo che arriva in alcuni casi fino a 70 euro a bambino, questi progetti estivi faranno divertire (a pagamento) migliaia di ragazzi, impegnandoli con attività di gioco, animazione, sport, teatro, musica.  È ormai lontano anni luce lo spirito iniziale di quel progetto: animare l’estate di tutti quei ragazzi che, per ragioni economiche o sociali, non potevano permettersi una vacanza. Tutto ormai è diventato business!

 

Quest’anno però voglio lanciare una proposta. Perché non rendere ancora più belle e autentiche queste esperienze, pubblicando i bilanci di questi progetti?

Ho già provato a rivolgere l’anno scorso questa mia domanda a diversi responsabili. Mi sono sentita rispondere che i denari (si parla in alcuni casi di incassi che superano i 20 mila euro!) finiscono nei bilanci complessivi delle Parrocchie e chi frequenta le Parrocchie sa dove vanno a finire i soldi. Bene, benissimo. E allora si dia la possibilità a tutti, anche a chi non frequenta le Parrocchie di verificare la gestione del denaro, nelle nostre Comunità.

Perché, allora, i parroci e i religiosi non pubblicano i bilanci parrocchiali?Ci sono almeno tre buoni motivi per imboccare la via della trasparenza.

 

Innanzitutto perché i soldi delle Parrocchie non sono dei parroci, ma sono di tutti. Le parrocchie infatti vivono di offerte, donazioni, liberamente elargite da chi desidera dare un contributo, piccolo o grande che sia, al suo sostentamento. E mi sembra giusto che chi dà possa anche verificare come vengano spesi i denari. E possa anche far presente che sono spesi male o secondo priorità diverse dalle sue. E possa persino decidere di non dare più la propria offerta!

Sì, pubblicare i bilanci può anche far correre qualche rischio. In ogni caso aiuta ad essere ancora più consapevoli della responsabilità di amministrare i soldi di tutti, aiuta certamente i parroci ad evitare costosi capricci personali e a pensare sempre alla reale utilità delle iniziative che si intraprendono.

In secondo luogo si dovrebbero pubblicare i bilanci per un vero senso di condivisione nelle comunità ecclesiali, dove convivono, grazie al Cielo, opinioni e visioni diverse, tutte comunque arricchenti in termini di idee, che possono diventare proposte concrete su come utilizzare i soldi. Anche questo mi sembra un elemento importante nella vita della Chiesa così come la vuole il Concilio Vaticano II. Una Chiesa dove i laici siano veramente protagonisti delle scelte e dove i pastori facciano prima di tutto i pastori e non i ragionieri, i manager, gli economisti o gli esperti in strumenti finanziari, i dirigenti scolastici o i costruttori. Ha destato, infatti, grande scalpore sui social l’atteggiamento di alcuni sacerdoti che, permutando beni della comunità, si sono messi a fare i costruttori di condomini (Senza dimenticare quelli che si fanno promotori di costosissimi e inutili impianti tecnologici per teleconferenze, arredi mediocri quanto dispendiosi, presunte opere d’arte contemporanea pop, trash e kitch).

In terzo luogo si pubblica il bilancio perché non c’è niente da nascondere.Non ci sono operazioni finanziarie strane, non ci sono “neri” da sbiancare, non ci sono ricchezze da occultare.

 

 È la trasparenza dell’essere cristiani e missionari, signori! Quella stessa trasparenza che papa Francesco reclama! Trasparenza sul denaro per non perdere di vista la ricchezza della misericordia. Trasparenza. Che pretendiamo (giustamente!) sempre dagli altri, dai politici o dagli enti pubblici, dalla società civile, ma che, come Chiesa, siamo restii a vivere. Dare, allora, il buon esempio.

 

Chissà se prima di morire avrò la gioia di vedere pubblicato da qualche parte il bilancio delle nostre parrocchie, per constatare come vengono impiegati i soldi e da dove provengono e come vengono utilizzati. Quando dagli altari invece di proclamare la Parola ci si lamenta dei pettegolezzi che circolano sulla gestione economica delle parrocchie forse non viene in mente che il modo migliore per metterli a tacere è rendere noto a tutti ciò che invece rimane gelosamente custodito nelle sacre stanze.

Cari parroci, cari religiosi iniziamo da Marigliano. Date il buon esempio agli altri. Rendete pubblici i bilanci delle vostre parrocchie e delle vostre comunità. Tutti. Subito. Spalancate le porte al cambiamento!

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