Ndrangheta, sequestrati beni per 1.5 milioni di euro tra Emilia Romagna e Calabria

Antonio Franzese

EMILIA ROMAGNA - CALABRIA. La Direzione Investigativa Antimafia di Firenze, con la collaborazione delle Sezioni Operative di Bologna e Catanzaro, ha sequestrato un patrimonio stimato in un milione e mezzo di euro, nei confronti dell’imprenditore calabrese Antonio SILIPO, noto esponente della ’ndrangheta in Emilia Romagna, attualmente detenuto in carcere.

Il provvedimento è stato emesso dalla Sezione Penale del Tribunale di Reggio Emilia su proposta di misura di prevenzione patrimoniale a firma del Direttore della DIA.

Le indagini economico-finanziarie, condotte sul conto dell’indagato e dei suoi familiari, hanno dimostrato l’esistenza, a fronte di esigui redditi dichiarati nel corso degli anni, di un tenore di vita e di movimentazioni di capitali, nonché di investimenti immobiliari sproporzionati rispetto alle capacità reddituali dichiarate.

Tra i precedenti giudiziari di Antonio SILIPO, nato nel 1969 a Cutro (KR), ma residente da molti anni a Cadelbosco di Sopra (RE), risulta il coinvolgimento nell’operazione “Grande Drago”, per cui è stato arrestato nel 2014, su ordinanza del Tribunale di Reggio Emilia, per associazione a delinquere finalizzata alla commissione di reati fiscali, e nell’operazione “Aemilia”, nell’ambito della quale è stato giudicato nel 2016 con rito abbreviato e successivamente condannato dal Tribunale di Bologna a 14 anni di reclusione.

Quest’ultima sentenza lo descrive come soggetto dedito a prestiti usurari, realizzati mediante società a lui riconducibili e dissimulati dietro false transazioni commerciali.

Nella riscossione delle rate, SILIPO riusciva spesso, anche con metodi estorsivi, ad ottenere a suo indebito vantaggio il trasferimento di beni o la sottoscrizione di titoli di credito. In altri casi le estorsioni venivano realizzate in concorso con SARCONE Nicolino, organizzatore di primo piano dell’attività illecita per conto del clan “Grande Aracri” di Cutro.

L’odierno sequestro, eseguito dalla DIA nelle province di Reggio Emilia e Crotone, ha riguardato 6 società, 9 immobili (tra fabbricati e terreni), 23 beni mobili registrati e 18 rapporti bancari (conti correnti, libretti di deposito e dossier titoli).

 

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