Marigliano, P.U.C. : gli scenari

Redazione

MARIGLIANO -  Entro fine mese il Tar si dovrà pronunciare sulle richieste di riclassificazione urbanistica. I possibili scenari per le sorti di chi attende norme certe per tutti dal 1984. Se non si ottiene un rinvio al Tar, inutile parlare di contingente spalmabile equamente sul  territorio.

Tra qualche giorno si terrà presso il Tribunale Amministrativo un’udienza che rappresenta il crocevia delle sorti urbanistiche della nostra cittadina. Il mio ricorso non sarà trattato in quella sede. Dodici mesi fa,  sempre al Tar, ci fu una riunione preliminare tra i legali e i ricorrenti. Si generò un doppio asse: coloro i quali non volevano essere “ostaggi” di un commissario ad acta e altri che scelsero di attendere un anno pur di avere, costi quel che costi, un commissario.

L’anno è passato e, francamente, a meno di una richiesta motivata, siglata dalla Giunta, magari dal Consiglio Comunale,  di un ulteriore breve rinvio, non vedo come il Tar possa negare ai ricorrenti il diritto di vedersi nominare un  tizio che stabilisca quel terreno di Caio, lasciato senza norme da 30 anni  da chi ci ha malamente amministrato, quale destinazione debba avere.

Ecco che destinazione debba avere: un Commissario ad Acta, un’area può anche riclassificarla come agricola, o può, come fece un architetto nominato dall’allora Provincia (un architetto che non era parte della pianta organica provinciale), “renderla” edificabile B1 con intervento diretto, con un indice di fabbricabilità 1,5 mc/mq, nel mentre il Consiglio Comunale adottava uno dei tanti piani abortiti che stabiliva, invece, un indice di 0,6 mc/mq per i fondi di tutti i cittadini.

E a nulla valsero i proclami del Consiglio Comunale che provò ad opporsi. Il Commissario avanti andò avanti, come si dice “a carro armato” senza ascoltare niente e nessuno. Sono stato Commissario ad Acta anch’io. Il Commissario ad Acta che il Tar imporrà se entro fine mese non si ottiene un rinvio dell’udienza,  darà corso, di fatti, ad un Consiglio Comunale parallelo, proprio come le rette che non si incontrano mai. Si, perché un Commissario ad Acta, nominato su disposizione del Tar, ha gli stessi, identici poteri del Consiglio Comunale eletto dal popolo.

E’ come se ci fossero due governi che operano senza alcun obbligo di interagire. Provate ad immaginare che fine farebbe il contingente di cubatura spalmabile sull’intero suolo comunale… Secondo voi chi lo “assorbe” per primo? Sarebbe una sorta di corsa di formula uno ove una Ferrari (il Commissario ad Acta che decide con atto “monocratico”) deve competere  con una  500 storica, a benzina agricola (la macchina necessariamente lenta del Consiglio Comunale eletto dal Popolo). Molti si domanderanno la mia vertenza di riclassificazione se sarà decisa a fine ottobre. La domanda mi piace, perche mi dà l’opportunità per riscrivere quanto già detto: la risposta è no!

Feci una scelta precisa. Chiesi al Tar: Io non voglio essere “ostaggio” di un eventuale commissario ad acta. Il mio  fondo è esattamente come quello che è stato riconosciuto come edificabile B1 ad un imprenditore locale. Anzi, il mio sta pure sulla strada pubblica.  Me lo “fai” edificabile? Il Tar ha risposto con qualcosa che ha del clamoroso (andatevi a leggere la sentenza n° 05665/2015 Serpico/Comune di Marigliano. Sezione Seconda Tar Campania): Nino Serpico tu hai ragione, ma “il diverso trattamento riservato dall’Amministrazione con riferimento ad altre pratiche...pur sintomatico di una patente irragionevolezza, non determina una incidenza sul presente giudizio, posto che la LEGITTIMITA’ dell’operato della Pubblica Amministrazione non può comunque essere inficiata dall’EVENTUALE ILEGITTIMITA’compiuta in atra situazione”... Tiè, beccati questo!

Rifarei la stessa scelta e non vorrei essere tra i ricorrenti che attendono la prossima udienza. Preferisco che sia una pianificazione partecipata a dare la destinazione al mio fondo!  Mi auguro di avere un P.u.c. che valuti le osservazioni dei cittadini senza cestinarle a prescindere. Desidero, e con questo faccio un appello al prof. Moccia e all’Ufficio di Piano, che siano previste dal P.u.c. della nostra città le AREE per I SERVIZI PRIVATI.

Quelle aree che molti strumenti urbanistici  (P.u.c. di Roma, Ferrara, per esempio) già prevedono. Il perché è presto detto: il P.u.c. prevede delle aree per attrezzature “Sv” oppure “Sc” ove è prevista si l’iniziativa privata, a patto che sia convenzionata. Sarebbe oltremodo utile prevedere anche aree per attrezzature ad iniziativa diretta privata, Aree per i Servizi Privati appunto. Se un cittadino vuole realizzare un’attrezzatura, qualcosa  che doterebbe finalmente la città di attrezzature a COSTO ZERO, la sua intraprendenza andrebbe incentivata, non schiacciata dal peso di scartoffie che, spesso, tornano utili solo al politicante di turno.

 

Nino Serpico architetto   

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