Ciao Dario Fo, cantore della libertà.

Anita Capasso

“Se mi accade qualcosa ricordatevi che ho fatto di tutto per campare”, sono le parole che Dario Fo ha rivolto ai suoi collaboratori il giorno in cui è stato ricoverato in ospedale. Il giullare che beffeggiava i potenti se n’è andato senza mai abbandonare l’impegno civile con l’attenzione rivolta alla cronaca nazionale e internazionale e ai bisogni degli ultimi. L’uomo libero è stato libero fino alla fine lasciandoci un grande patrimonio di valori, di rispetto delle idee, dei principi di uguaglianza e di legalità. Il genio dell’arte, della cultura e dell’impegno civile era consapevole che le masse devono essere sostenute contro i venti incantatori della politica fatta di corruzione, di compromessi e di specchietti per le allodole.

Dario gli specchietti li infrangeva e li smascherava portandoli in scena, sostenuto anche dalla sua compagna di vita e di pensiero, Franca Rame, che tre anni fa ci lasciò sulle note di “Bella ciao”, avvolta in un' inseparabile sciarpa rossa. Che c’entra Bella ciao? C’entra perché gli invasori vanno cacciati e la liberta’ va difesa prendendo a pedate chi la minaccia e l’aggredisce ogni giorno avvantaggiandosi della propria posizione di potere. Non sarà certo un caso che Dario, premio nobel per la letteratura nel ’97, se ne sia andato proprio nello stesso giorno in cui questo grande riconoscimento è stato assegnato a Bob Dylan. Dario ne sarebbe stato entusiasta e non avrebbe taciuto il suo compiacimento. Era un uomo al fianco degli ultimi che tendeva il suo occhio e la sua attenzione ai bisogni degli umili e degli emarginati.

Sarà per questo forse che nel 2007, come presidente e fondatrice del Premio Gallo d’Oro contro le mafie, ebbi la possibilità di potergli parlare dei miei progetti e della mia idea di premiare l’impegno civico di quanti nella quotidianità con piccoli gesti contribuiscono al trionfo delle idee di libertà e di crescita culturale ed economica. Eravamo a Pomigliano d’Arco e Dario era con Franca, sotto la tenda di un operaio licenziato dai giganti dell’industria metalmeccanica. La coppia più impegnata del novecento, che ha accompagnato 60 anni della nostra storia, era lì per portargli solidarietà e sostenere la causa operaia con un Primo Maggio fatto di contestazione e di noi vi sparliamo addosso con l’intervento di numerosi artisti partenopei. Mi sorrisero e accolsero con entusiamo il Premio controcorrente, ideato dal laboratorio artistico culturale don Carlo Carafa da me presieduto e che negli anni ne ha visti di incantatori e di millantatori. Una premio nato prestigioso che più venivano rivendicate le idee di libertà e più veniva tagliato.

Allora era sindaco a Mariglianella, Giovanni Russo, che pur non essendo delle stesse idee politiche riconobbe l’importanza dell’iniziativa e la sostenne senza mai perseguitare chi inseguiva la propria libertà. Fu allora che, Franca Rame, nel luglio del 2007, il giorno del suo compleanno, fu insignita del Premio Gallo d’Oro per la solidarietà. Fu testimonial del Premio. Che bagliori emanavano i suoi occhi quando carpiva la sincerità dei pensieri che all’unisono libravano sotto i venti protettivi della figura del venerabile Carlo Carafa da Mariglianella, mai elevato al rango di santo. Anche lui orfano di raccomandazione e innamorato delle idee di evangelizzazione e di accompagnamento dei poveri e dei contadini. Un’amicizia, quella con Franca, rimasta intatta che non si esaurì a Mariglianella e che era sostenuta da lunghe chiacchierate e telefonate con cui si progettavano iniziative di legalità, di tutela delle donne contro la violenza di genere.

L’ incoraggiamento era totale: le sue parole erano la linfa per non abbattersi e andare avanti sfidando chi aveva fatto del bavaglio l’arma del successo. L’anno seguente fu Dario Fo, nell’aula consiliare di Mariglianella, in diretta a conferire il Premio al cantautore partenopeo,  Enzo Gragnaniello con cui era stato portato avanti il progetto contro le morti bianche sui luoghi di lavoro "A Flobert".. Davvero emozionanti le sue parole: “Amici una vita senza libertà e legalità sarebbe la morte e noi invece vogliamo vivere”. Tre anni fa la notizia che Franca Rame era venuta a mancare ci raggiunse come un fulmine a ciel sereno. Sapevamo nel laboratorio don Carlo Carafa che le sue condizioni di salute si erano aggravate, ma mai avremmo voluto ricevere la brutta notizia della sua dipartita. Non potevamo non dedicare l’edizione 2013 del Premio a lei, a quella donna grandiosa nella sua umiltà.

Ne parlammo con Jacopo Fo, che figlio di quella stessa semplicità ereditata nel Dna, ci disse subito di sì. Organizzammo nella nostra semplicità di mezzi e con grandi difficoltà la diretta streaming con la certezza che chi è libero è nel giusto e che chi è servo avrà sempre padroni che gli impediranno ogni scelta. Perché il Premio in piazza? Perché e’ la piazza quella che amava Franca. Perché e’ nell’agorà che bisogna intervenire per sostenere la libertà. E quando la piazza te la negano? Bisogna urlare:” Dissento”. “Se la gente l’hai accompagnata negli affetti e nei pensieri ti sarà riconoscente”, furono le parole di Dario Fo, pronunciate nel giorno dell’addio a Franca. Adesso quelle stesse parole vogliamo rivolgerle a te Dario facendole nostre, ricordando con le parole di Jacopo che l’arte e l’impegno civile elevano la qualità della vita. Ciao grande Dario, ciao uomo libero, ciao amico. Viva la libertà.

Comunicato stampa Premio Gallo d’Oro (direttivo: Mario Capasso, Carmen D’Auria, Giovanni Villano, Pierfrancesco Rescio e Luigi Monda).

 

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