" La mafia è una montagna di merda": il 9 maggio del 1978 moriva Peppino Impastato

Nicola Riccio

Marigliano.net in collaborazione con il Presidio Libera area nolana " Giuseppina Guerriero" ricorda l'attivista siciliano caduto per mano mafiosa

 “Io voglio scrivere che la mafia è una montagna di merda! Noi ci dobbiamo ribellare. Prima che sia troppo tardi! Prima di abituarci alle loro facce! Prima di non accorgerci più di niente!” . Questa una delle frasi più forti di Peppino Impastato, giornalista di Cinisi, di cui oggi ricorre l’anniversario del suo assassinio per mano mafiosa.


 “La mafia uccide, il silenzio pure” . Peppino oggi avrebbe avuto 68 anni. Non solo la cittadina della provincia di Palermo ma l'Italia intera oggi piange l’attentato di quel 9 maggio del 1978 che costò la vita  a Peppino . La sua storia è fatta di denunce e di attivismo, principalmente contro le attività del capomafia di Cinisi , Gaetano Badalamenti, che risiedeva a circa 100 passi da casa Impastato.
 
Sin da subito rompe i rapporti con il padre colluso, in quale , in risposta, lo caccia di casa. Avvia da giovanissimo un'attività politico-culturale antimafiosa vicina al mondo comunista . Nel 1976 fonda Radio Aut con cui denuncia i delitti e gli affari dei mafiosi di Cinisi. Il programma più seguito era Onda pazza, trasmissione satirica con cui sbeffeggiava mafiosi e politici.
 
Nel 1978 si candida nella lista di Democrazia Proletaria alle elezioni comunali, ma non fa in tempo a sapere l'esito delle votazioni perché viene assassinato nella notte tra l'8 e il 9 maggio. Col suo cadavere venne inscenato un attentato suicida. Una carica di tritolo fù posta sotto il suo corpo adagiato sui binari della ferrovia. Pochi giorni dopo, gli elettori di Cinisi votarono ancora il suo nome, riuscendo ad eleggerlo, simbolicamente, al Consiglio comunale.L'uccisione, avvenuta in piena notte, riuscì a passare, la mattina seguente, quasi inosservata, poiché proprio in quelle ore veniva ritrovato il corpo senza vita del presidente della DC Aldo Moro in via Caetani a Roma.
 
La verità fa fatica ad emergere. Grazie alle continue inchieste ed esposti della famiglia, solo il 5 marzo 2001, 23 anni dopo la sua morte, la Corte d'assise ha riconosciuto Vito Palazzolo colpevole e lo ha condannato a trent'anni di reclusione. L'11 aprile 2002, 24 anni dal suo assassinio, Gaetano Badalamenti è stato condannato all'ergastolo.

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