Marigliano, arresti domiciliari per un avvocato mariglianese

Redazione

Turbativa d'asta è l'accusa per l'avvocato di Marigliano

MARIGLIANO - È stato arrestato questa mattina a Cimitile, l’avvocato di Marigliano Esposito Luigi, dai militari del Nucleo Operativo della Compagnia CC di Castello di Cisterna, che hanno dato esecuzione a un’ordinanza di custodia cautelare in regime di arresti domiciliari, emessa dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli.
Luigi Esposito, 44enne mariglianese, avvocato presso il Foro di Nola, è ritenuto responsabile del reato di concorso in turbativa d’asta, con l’aggravante del metodo mafioso .

L’attività investigativa, sviluppata nell’arco temporale compreso tra giugno 2015 e febbraio 2016, ha consentito di dimostrare che tutti i soggetti indagati si sarebbero adoperati, con compiti distinti, per rientrare in possesso di un immobile oggetto di un’asta pubblica a seguito del fallimento della società proprietaria.

In particolare, l’od
ierno arrestato, ricoprendo un ruolo di “intermediario” tra i complici e la vittima, avrebbe reiteratamente tentato di corrompere quest’ultima, la quale, essendo interessata all’immobile in questione, sarebbe stata destinataria di numerose proposte in denaro, finalizzate a convincerla a non presentare alcuna proposta di acquisto. A seguito del fermo rifiuto del denunciante, i complici dell’odierno arrestato, con lo scopo di realizzare ad ogni costo il loro piano, sarebbero passati da un approccio “diplomatico” ad uno violento, minacciando ripetutamente e con metodo “mafioso” la stessa vittima.

L' arresto  di oggi è l’ultimo capitolo di una complessa indagine, che aveva consentito, nel novembre del 2015, di eseguire ulteriori 3 misure cautelari in carcere (a carico di FORIA Nicola, capo dell’omonimo clan, e dei suoi “delfini” REGA Tommaso e FALCO Giuseppe);

- sottoporre l’odierno arrestato alla misura del divieto di esercitare la professione di avvocato per sei mesi;

- procedere al sequestro preventivo di numerosi beni (società edili, fabbricati, rapporti bancari, terreni) riconducibili direttamente agli indagati o a loro “prestanome”, per un valore complessivo di circa cinque milioni di euro.

Foto archivio

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