17 aprile : Referendum trivellazioni in mare. La preoccupazione di Legambiente

Nicola Riccio

I numeri del Referendum

26 concessioni attive , 79 piattaforme , 463 pozzi. Ed ancora : il 27% del gas e il 9% del greggio estratti in Italia, il 3% per il gas ed lo 0,95% per il petrolio del consumo nazionale . Ecco i numeri che aleggiano intorno al prossimo referendum sulle trivellazioni in mare in programma per domenica 17 aprile.

Poco più di due settimane alla chiamata al voto : circa 50 milioni di italiani si potranno pronunciare sul tema delle trivellazioni in mare entro le 12 miglia nautiche dalla costa. Il quesito referendario riguarda la norma che permette di prolungare la durata delle concessioni già in essere fino all’esaurimento del giacimento. In particolare gli italiani dovranno decidere se rimuovere dal testo della legge n.208 del 2015, meglio nota come Legge di Stabilità, la frase: «Per la durata di vita utile del giacimento, nel rispetto degli standard di sicurezza e di salvaguardia ambientale».

Attualmente , le aree di mare entro le 12 miglia da un lato sono escluse da ogni nuova attività di estrazione di gas ed idrocarburi. Dall’altro però, il quadro normativo vigente prevede che le concessioni esistenti siano prolungabili fino ad una data indefinita (l’esaurimento del giacimento). I Movimenti ambientalisti sono così preoccupati dell’impatto delle trivellazioni in mare sul fragile ecosistema costiero e scendono in piazza ( in foto di Libera area nolana , Legambiente alla XXI Giornata della memoria e dell’Impegno in ricordo delle vittime innocenti delle mafie tenutasi a Napoli nella giornata del 21 marzo 2016 ).

“ Secondo lo studio di Legambiente ( visitabile sul sito dell’associazione ) sono in totale 35 le concessioni esistenti in Italia nella fascia di mare compresa tra la linea di costa e le 12 miglia marine. Di queste 3 sono inattive, 1 è sospesa e 5 non sono più produttive. Delle restanti 26 concessioni ancora attive 9 sono scadute o in scadenza e le restanti 17 scadranno tra il 2017 e il 2027. In caso di vittoria del si al referendum, le concessioni già scadute non potranno essere prorogate mentre quelle ancora non scadute resteranno pienamente valide fino alla scadenza naturale della connessione stessa. In caso di vittoria del no invece sia le concessioni scadute di recente che quelle ancora non scadute potranno essere prorogate fino all’esaurimento del giacimento. Alle 26 concessioni attive corrispondono attualmente un totale di 79 piattaforme e 463 pozzi. La distribuzione di queste attività coinvolge in varia misura l’alto Adriatico (47 piattaforme), il medio Adriatico (22 piattaforme), lo Ionio (5 piattaforme) ed il Canale di Sicilia (5 piattaforme). Legambiente stima che le piattaforme interessate dal referendum producano attualmente circa il 27% del gas e il 9% del greggio estratti in Italia. Tuttavia se raffrontati al consumo nazionale il contributo di questi impianti è molto modesto dell’ordine del 3% per il gas ed addirittura dello 0,95% per il petrolio. A fronte di ciò, continua Legambiente, la presenza di trivellazioni in mare nella fascia delle 12 miglia espone l’ecosistema marino e terrestre delle nostre coste ad elevati rischi ambientali ed allontana il paese dagli obiettivi di riduzione delle fonti fossili discussi anche alla recente conferenza su clima di Parigi. La fase di estrazione può infatti comportare il rilascio di oli, greggio, metalli pesanti o altre sostanze inquinanti i cui effetti vengono amplificati dalla natura “chiusa” dei nostri mari. Un fattore di rischio temporalmente prolungato quindi, per l’ambiente costiero italiano con ricadute potenziali anche sul turismo e sulla pesca”.

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