Napoli, "uccidiamo bimbi in culle": arrestati estorsori

Vincenzo Esposito

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NAPOLI – Questa mattina il G.I.C.O. del Nucleo di Polizia Tributaria di Napoli ha eseguito un’ordinanza di custodia cautelare, emessa dal Gip presso il Tribunale di Napoli su richiesta della Dda partenopea, nei confronti di 6 persone ritenute responsabili, in concorso fra loro, dei delitti di favoreggiamento personale ed estorsione aggravata dal metodo mafioso.
 
Il procedimento trae origine dall’attività investigativa, condotta dallo stesso G.I.C.O, in occasione di Giovanni Vitale, esponente del clan Abete-Abbinante-Notturno, ricercato per l’omicidio di Pasquale Romano, avvenuto il 15 ottobre 2012 in piazza Marianella, a Napoli.
 
Quest’ultimo, incensurato ed estraneo ad ambienti di camorra, fu ucciso per errore dai sicari dei succitati clan, perché scambiato per Gargiulo Domenico, alias “Sicc Penniell”, vittima designata nell’ambito della faida con il clan Vanilla-Grassi. Le indagini permisero di individuare immediatamente i responsabili tra cui figuravano anche Salvatore Baldassarre, Giuseppe Montanera, Giovanni Marino, Anna Altamura ed i figli Carmine e Gaetano Annunziata, colpiti dapprima da provvedimento di fermo emesso dalla Dda, e successivamente dall’ordinanza di custodia cautelare disposta dal Gip presso il Tribunale di Napoli nel dicembre 2012.
 
Vitale, sfuggito in un primo momento alla cattura, fu localizzato all’interno di un cineforum abbandonato e tratto in arresto il successivo 21 dicembre. Proprio nell’ambito delle investigazioni mirate alla ricerca di Vitale, è stato possibile ricostruire l’intera rete di soggetti che ne avevano favorito la latitanza, familiari ed affini oltre a soggetti apparentemente insospettabili.
 
L’analisi delle conversazioni intercettate ed i riscontri documentali hanno permesso di far luce su una peculiare ed allarmante vicenda estorsiva, posta in essere da soggetti vicini, o comunque legati al latitante che, nel periodo della sua “assenza dal territorio”, si sono prodigati nel reperire somme destinate al suo sostentamento-favoreggiamento.
 
In particolare agli indagati è contestato di avere costretto, con modalità tipicamente camorristiche, il liquidatore del Fondo Garanzia per le Vittime della strada di Napoli (organismo di indennizzo gestito per la Regione Campania dalla Società Generali Business Solution spa) a firmare una quietanza di pagamento di 12.000 euro pre la liquidazione di un sinistro stradale.
 
Al funzionario veniva imposto di definire immediatamente la pratica con la minaccia, in caso di rifiuto, di ritorsioni nei confronti della moglie e dei figli (di cui venivano indicate generalità e domicilio) rivendicando la loro appartenenza al clan dell’”Alleanza di Secondigliano” e affermando, fra l’altro, di essere dediti all’”uccisione dei bambini nelle culle”.
 
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