Abuso di tagli cesarei in Campania: Decurtazioni economiche agli ospedali

Anna Filannino

Più del 60% dei parti in Campania avviene con taglio cesareo è questo il dato allarmante desunto dall’ultimo rapporto del Cedap (Certificato di Assistenza al Parto, organo del ministero della Salute); inevitabile è stata l’ira del governatore Vincenzo De Luca che ha denunciato un eccessivo ricorso al parto medicalizzato definendolo come una vergogna da cui dobbiamo liberarci.

Sono proprio le donne – timorose di affrontare il lungo travaglio che precede la nascita del neonato – a richiedere a gran voce il cesareo ed ad essere accontentate dai medici che preferiscono percorrere la strada in discesa dell’operazione piuttosto che la ripida salita di un naturale dall’esito incerto.

Le statistiche campane hanno fatto sussultare anche Elisabetta Malvagna – giornalista dell’Ansa e mamma di due bambini nati in casa – che ha deciso di rivolgere un appello alle future mamme esortandole ad avere fiducia nel parto naturale che, in quanto tale, è fonte di minori problematiche sia per la donna che per il proprio figliolo. La giornalista ha, inoltre, esortato tutte le future mamme ad informarsi e a prepararsi al miracolo della nascita lasciando da parte le ingiustificate paure figlie di una cultura che stigmatizza il dolore e crede che tutte le donne che abbiano subito un parto chirurgico alla prima gravidanza debbano obbligatoriamente ricorrere ad esso anche per la seconda.

L’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) sottolinea la necessità di abbassare la percentuale di tagli cesarei dal 60% al 15 % in tutta Italia. Come?!? In primis equiparando i costi delle due modalità di parto al fine di evitare una speculazione sanitaria sulla questione; inoltre, si prevede anche l’eliminazione dei rimborsi a favore di quelle strutture che abusano della pratica chirurgica in assenza di reali problematiche di salute per la madre ed il nascituro.

 

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