Nola, sciopero al C.F.R.: la replica di Pizza, titolare del centro

Vincenzo Esposito

Previsto per domani lo sciopero dei lavoratori del C.F.R. Dopo le lamentele dei lavoratori raccogliamo, oggi, la replica del titolare del centro, Bruno Pizza

NOLA – Abbiamo accennato nei precedenti giorni allo sciopero previsto nella mattinata di domani presso il C.F.R., centro di riabilitazione situato in città. Un’azione di protesta che vede al centro del dibattito il contratto collettivo nazionale di lavoro, ed ascrivibile secondo i sindacati ad una –“strategia mirata al ribasso del costo del lavoro. Un'operazione datoriale che mira ad abbattere il contratto collettivo nazionale, unica forma in grado di garantire equità tra i lavoratoti, in funzione di contratti di tipo individuale”.
 Lamentano, i lavoratori del C.F.R. un provvedimento di disdetta “unilaterale” del contratto.

Arriva oggi la replica da parte di Bruno Pizza, titolare del centro –“In merito allo sciopero programmato dai lavoratori per venerdì 15 gennaio, è falso che il tentativo di conciliazione sia fallito: i sindacati si sono sottratti agli incontri concordati con l’azienda e con l’Unione degli industriali di Napoli, né il Prefetto di Napoli ha mai convocato le parti non intravedendo alcun danno per i lavoratori”.
 
Intervento che prosegue sulla parte economica –“E’ falso che i lavoratori perderanno anche un solo centesimo in busta paga o avranno un maggior carico di lavoro o minori ferie etc. Cambia il contratto di lavoro ma non le pattuizioni economiche, l’orario di lavoro e ferie e permessi così come espresso nella comunicazione aziendale e messo nero su bianco in tutte le sedi. Così come è falso che il cambio di contratto porti a precarizzazione, anzi consente all’azienda di sopravvivere visto che le nuove tariffe della regione Campania sono inferiori del 5% in media di quelle precedenti. E’ vero che eventuali nuovi assunti si vedranno applicare integralmente il contratto Anaste ma è la strada percorsa dalla totalità delle aziende riabilitative campane con la benedizione dei sindacati che hanno sottoscritto i contratti collettivi  Anfass, Aris, Anaste Anisap e altri.
 
Ma è chiaro – continua Pizza - che nessuno obbliga un lavoratore a sottoscrivere una lettera di assunzione che ritenesse lesiva. Salvaguardare l’esistenza dell’azienda significa salvaguardare anche i lavoratori e i livelli occupazionali.   E’ vero che l’azienda tende ad abbassare il costo del lavoro ma senza danni ai lavoratori già assunti. Del resto ci si chiede dove fossero i sindacati quando la regione Campania riduceva le tariffe sostenendo che le stesse vanno calcolate sulla media dei costi contrattuali e non sul costo del contratto più oneroso da noi adottato. Questo il passaggio cruciale che ha determinato strategie di sopravvivenza aziendale che già nell’ultimo anno ha fatturato meno di quanto pagato per i costi aziendali”.
 
Sulla creazione di un Comitato per la difesa del contratto collettivo nazionale, commenta : “Un comitato per la difesa del contratto collettivo nazionale? Paroloni senza significato. Perché forse quello adottato oggi in azienda non è forse un contratto collettivo nazionale sottoscritto dalla triplice sindacale con in testa la Cgil funzione pubblica? La stessa Cgil che ha sottoscritto con Cisl e Uil il vecchio contratto aziendale.  
 

Non sarà con la mistificazione che si risolverà questa vertenza- conclude Pizza - ma una cosa deve essere ben chiara: si torna indietro solo se lo stabilisce l’unico deputato a decidere ovvero il magistrato del lavoro. Ma per ora,siccome l’azienda, come ha ampiamente dimostrato, ha accordato ai propri dipendenti molto di più dei diritti acquisiti allora deve valere questo principio elementare: i diritti dell’impresa non si toccano esattamente come quelli dei lavoratori. Ci scusiamo ancora con i nostri utenti ma la verità e’ questa e sfidiamo pubblicamente chiunque a dimostrare il contrario con i documenti alla mano”. 

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