Castello di Cisterna, Anatolij ucciso da Gianluca Ianuale

Redazione

E' stato Marco Di Lorenzo ad entrare nel market arma in pugno. --- FOTO ---

E' stato il 32enne Marco Di Lorenzo il primo ad entrare nel supermercato "Piccolo" e ad intimare con la pistola in pugno alla cassiera di dargli il contante. E' allora che Anatolij, spinto dal suo straordinario senso di giustizia ha tentato di sventare il colpo disarmando uno dei rapinatori. La pistola è finita a terra durante la collutazione ed è stata raccolta da Gianluca Ianuale, che ha sparato senza pietà.

Una dinamica insolita per delle rapine che prendono una cattiva piega. Di solito i complici scappano quando la situazione precipita e invece in questo caso il bandito è restato difendendo il suo compagno a denti stretti. Quanto basta per far capire agli inquirenti che ci doveva essere un legame stretto tra i due, di consanguineità. Il fatto poi che dal giorno della tragica rapina da Castello di Cisterna erano spariti Marco Di Lorenzo, figlio naturale del boss Vincenzo Ianuale, e il suo fratellastro 21enne Gianluca Ianuale non poteva essere un caso. Il resto lo hanno fatto le intercettazioni, perquisizioni, informatori e facebook, il social che ha consentito di ripercorrere tutti gli spostamenti e di giungere a Scalea.

I due sono stati raggiunti dai carabinieri nella notte in Calabria mentre alcuni conoscenti gli portavano vestiario e cibo. L'azione è stata congiunta e alcuni militari sono rientrati persino dalle vacanze pur di assicurare alla giustizia gli spietati assassini che senza pietà hanno lasciato orfana di padre quella povera bambina di appena un anno e mezzo che era stata lasciata nel carrello proprio dal suo papà in cui il senso di giustizia era prevalso sul suo sentimento di genitore. Persino il Ros e il Cio hanno passato al setaccio il territorio bloccando gli affari del malaffare locale improntati prevalentemente sullo spaccio di sostanze stupefacenti, pizzo e sulle rapine.

E' soddisfatto il procuratore capo Paolo Mancuso, lo STATO C'è, ma tuttavia ci sono sacche di emarginazione che mettono a repentaglio quotidianamente il vivere civile. "Il quartiere Cisternina e come il Salicelle non offre niente sul piano della riabilitazione ed è facile perdersi". Il capitano Michele D’Agosto insiste sull'indizio fondamentale del travisamento:” Era troppo curato e dovevano essere per forza del posto. La loro stessa latitanza poi è stata decisiva. Erano in una casa di campagna a Scalea “. Parole di ammirazione e commozione verso i familiari della vittima vengono pronunciate dal generale De Vita:"Non potevamo lasciare questo gesto eroico senza giustizia.

Anatolij ha dimostrato un senso di cittadinanza che va oltre il normale senso civico e la sua famiglia nonostante tutto ha deciso di restare in questa terra che gli ha procurato tanto dolore". Il colonnello Luca Corbellotti sottolinea la difficoltà delle indagini che sono state svolte con oculatezza sena trascurare nessun aspetto. Poi i due rapinatori, autori del delitto efferato vengono portati via a sirene spiegate e uno di loro fa un gestaccio con il medio rivolto in alto contro i cameramen, giornalisti e fotoreporter.

Un gesto ripreso nelle immagini inqualificabile e che lascia interdetti mentre su facebook gli amici di Gianluca sulla sua pagina si chiedono perché si sia spinto fino a tanto, lui che già a 17 anni aveva violentato una sedicenne insieme al branco in cui c'era anche il suo gemello riprendendo la scena con il cellulare. Tutto come i copioni inauditi dei film che si vedono in televisione, ma qui siamo nella vita reale. E oggi Castello di Cisterna per far sentire la sua voce e dissentire contro la violenza e la mafia scende in piazza con il gonfalone insieme agli altri comuni: "La mafia è una montagna di merda".

 

RIPRODUZIONE RISERVATA © Copyright MARIGLIANO.net


Leggi tutti gli articoli di Redazione >>




Articoli correlati



Altro da questo autore