Marigliano, quella torre ammuffita e al buio

Redazione

Metafora di una Marigliano agonizzante, in perenne attesa. E il Palazzo che fa?

MARIGLIANO -  Pochi sanno che il campanile dell’Insigne Collegiata di Marigliano non è solo un semplice campanile. O almeno non lo è in senso stretto. Era ed è prima di tutto una torre civica che per secoli è stata il punto di riferimento della vita quotidiana di questa città. Posta in origine sul tracciato delle mura medievali che cingevano e proteggevano l’antico centro urbano, la struttura destinata all’avvistamento e alla difesa fu trasformata in campanile a partire dal Cinquecento. Ristrutturata nei primi decenni del XVIII secolo e rafforzata nel corso dell’Ottocento, la torre-campanile ha conservato questa sua funzione fino ai giorni nostri.

La chiesa collegiata attraverso la Parrocchia Santa Maria delle Grazie oggi ne conserva un uso esclusivo per scopi liturgici ma la proprietà, ab immemorabili, spetta al Comune di Marigliano, vale a dire all’istituzione politica che rappresenta - per antonomasia - l’intera comunità cittadina. Lo dimostrano decine e decine di documenti storici, atti pubblici, sentenze di tribunali. Dovrebbe essere quindi, il Comune di Marigliano, in qualità di ente proprietario e in assenza di un dettagliato comodato d’uso che stabilisca gli obblighi del gestore, a promuovere interventi di restauro, manutenzione, conservazione interna e esterna, valorizzazione.

Dal 1988 la torre campanaria non riceve più alcun tipo di intervento di conservazione o manutenzione. Purtroppo. E questo lo si percepisce immediatamente. Anche l’osservatore più distratto si accorge subito del degrado. La sua possente mole di tufo giallo è opaca, smorta, aggredita da muffe e licheni. Erbacce infestanti si insinuano tra i conci di pietra sgretolando le malte delle stuccature e dei giunti. In alcuni punti, il paramento tufaceo appare addirittura corroso dall’umidità e dagli agenti atmosferici. Senza parlare dei soliti vandali che con bombolette spray di colore blu hanno lasciato nella parte basamentale e nel fornice le evidenti tracce della loro imbecillità. Anche l’impianto di illuminazione architetturale esterna e interna, che consentiva di ammirare di notte e da ogni punto del territorio quel rassicurante profilo, caro ad ogni mariglianese, è da tempo fuori uso. Proiettori distrutti, centraline saltate, fili penzolanti e impianti non più a norma hanno sospinto il monumento nell’oscurità più profonda.

Ma guarda com’è strano e allo stesso tempo cinico, il Caso! La stessa identica sorte. E’ la stessa oscurità, allegorica e a tratti anche effettiva, nella quale è stata scaraventata l’intera città. Devastata e decadente.
Figuriamoci, direte voi! Con tutte le urgenze che si devono affrontare qui a Marigliano cosa se importa la nuova amministrazione comunale di un campanile? Di un “coso”, che sebbene pubblico, è privo di interventi manutentivi e per giunta avvolto dalle tenebre? Vi assicuro però che non è così. La torre-campanile è, prima di tutto, un simbolo dai significati molteplici e vitali. Più dell’anonima fontana nella villa comunale è la torre il simbolo di una Marigliano “che vuole tornare a vivere”. E’ l’immagine di questa città, della sua identità, del suo prestigio culturale e sociale sciaguratamente insozzato da malapolitica, ignavia e latitanza amministrativa. E’ l’emblema della coesione della nostra comunità, della sua libertà, delle sue aspirazioni, delle sue conquiste faticosamente raggiunte nel corso della storia contro quei poteri che tentavano di soffocarla.

Ecco cosa rappresenta la nostra torre-campanile! Un simbolo collettivo. Di democrazia, unità, partecipazione. E i simboli cittadini per di più di proprietà pubblica non possono essere abbandonati in condizioni disonorevoli. Da segno di riconoscimento del glorioso passato di Marigliano la torre si è trasformata in questi ultimi 27 anni nella metafora della sua invivibilità, del suo imbarbarimento, della lenta agonia nella perenne attesa di un “salvatore” o dell’interminabile “nottata” che non passa mai.
Credo, allora, che sia fondamentale e improrogabile “riaccendere la luce”. Riportare la torre alla luce per riaccendere la speranza e restituire la fiducia ai cittadini diventa, quindi, un imperativo morale e civile per l'amministrazione comunale.

Nei momenti di crisi o difficoltà, come quelli che stiamo vivendo oggi, i simboli, quelli reali, tangibili, storici (non le dubbie finzioni o gli appariscenti intrattenimenti che ci propinano) diventano “fari” intorno ai quali la comunità si aggrega, riscopre se stessa. Come il faro che mostra l’approdo ai naviganti e illumina la strada ai pellegrini, la torre ripulita e rilluminata può indicare ai politici, tutti i politici, la strada di una corretta azione amministrativa. Quella giusta, onesta, efficace, concreta. Una strada che miri al recupero del senso dei valori e alla ricerca del “bene comune”. Un bene che sia finalmente comune. Non solo a chiacchiere. Di chiacchiere finora ne abbiamo sentite tante. Troppe.

Giovanni Villano
 

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