Anziane e casalinghe rovinate dal Gratta e Vinci

Andrea America

I più accaniti giocatori del Gratta e Vinci sono donne. Soprattutto pensionate e casalinghe. Vere e proprie vittime di una dipendenza del gioco che le espone a debiti e figuracce. Donne che si illudono di poter cambiare la loro vita e arricchirsi in un attimo grattando su di un biglietto. Non c’è tabaccaio, giornalaio, bar, supermercato, dove non ti impatti con una o più donne impegnate a grattare sul biglietto come delle dannate. E guai a distrarle. Sono irriconoscibili. Uno scenario triste che si ripete tutti i giorni da mattina a sera.

Donne anziane, casalinghe e mamme di figli drogate dal gioco che si giocano l’intera pensione fino a far ritrovare la famiglia indebitata e nei pasticci. Non poche donne, infatti, sono finite nelle mani di strozzini oppure col quinto dello stipendio e della pensione sequestrato dalle finanziarie. Sinceramente non so che dire e quale potrebbe essere la medicina per curare questa malattia, ma bisogna fare qualcosa. A partire dallo Stato, non può pensare di fare cassa sulla miseria della gente.

L’altro giorno in piena mattinata ho visto Maria e Peppina, due donne sulla cinquantina, due brave mamme, che dopo avere acquistato dei tagliandi del Gratta e Vinci al bar del distributore, sono corse in macchina a grattare. Sembravano due ladre in fuga. Dopo dieci minuti le ho viste ritornare di nuovo al bar per acquistare altri tagliandi. Avrei voluto chiamarle per invitarle a non esagerare, ma ho preferito evitare. E pensare che queste donne hanno bisogno di essere aiutate. Dobbiamo aiutarle.

Non demonizzandole o offendendole ma cercando di farle ragionare e capire come uscire da questa malattia. Non so come, ma qualcosa bisogna pur fare e non il solito convegno degli imbecilli che sanno tutto per poi non fare niente. Innanzitutto è indecente, ingannevole quella pubblicità tipo “Maxi miliardario”, “Sbanca tutto”,“ Turista per sempre”, “ Una barca di soldi”, “ Mi sento fortunato”, “ Magico tesoro” e tutti gli altri slogan o stupidaggini che li legittimano a sognare.

Non so fino a che punto, ma ci vorrebbero almeno dei regolamenti regionali, comunali con assistenti sociali in attività nei punti nevralgici del territorio, con norme che stabiliscono di giocare poco e controlli che funzionano. Non è facile, liberarsi dal gioco, paradossalmente è più difficile che liberarsi dalla droga, ma bisogna fare qualcosa, perché troppe donne e uomini sono finiti in mezzo a una strada per il gioco d’azzardo.

Sarò pure nostalgico, ma rimpiango il tempo delle domeniche in cui sognavamo un tredici con la schedina. Era molto più bello. Non ricordo che le donne o gli uomini fossero costretti a indebitarsi per giocare il sabato sera. Era un divertimento e una dolce attesa dopo il pranzo della domenica, con la voce di Enrico Ameri che passava la linea a Sandro Ciotti nella trasmissione radiofonica “Tutto il calcio minuto, per minuto”. Ripeto, facciamo qualcosa. Facciamolo presto. Da subito. Aiutiamo le malate del Gratta e Vinci.

 


 

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