Agrimonda, da incubo a enigma giudiziario.

Giuseppe Monda

MARIGLIANELLA - Venti anni fa, la notte del 18 luglio 1995, scoppiava il caso Agrimonda, un incendio di vaste proporzioni devastava e consumava l’ampio deposito della società addetta alla commercializzazione di prodotti chimici per le coltivazioni agricole; venti anni dopo, quel cumulo enorme di materia combusta giace ancora indisturbato, come una lapide su tutti i segreti di questa porzione di terra campana che non è mai cambiata. Di fronte all’ambiguità della politica, poche ma determinate figure coraggiose della società civile hanno rivolto le proprie attese di Giustizia alla giustizia dei tribunali.

Il 15 febbraio 2013 le signore Raffaella Lombardi e Virginia Petrellese, i signori Leopoldo Esposito, Alessandro Cannavacciuolo, Raffaele Monda ed Armando Esposito denunciavano alla competente Procura della Repubblica di Nola gli esponenti di vertice delle Pubbliche Amministrazioni che nel corso di questi molti anni avrebbero dovuto operare la bonifica del sito “Agrimonda”. Da quel giorno però sono trascorsi due anni e le indagini preliminari condotte dal sostituto procuratore della Repubblica di Nola, Dott. Maurizio de Franchiis, non sembrano aver offerto ancora risultati concludenti.
I firmatari della denuncia non si sono però voluti arrendere , chiedendo subito un aiuto allo studio legale dell’avv. Raffaele Picciocchi del Foro di Avellino, che sin dall’inizio ha seguito e curato il caso Agrimonda.

L’avv. Picciocchi ha quindi predisposto senza indugio un’istanza di avocazione delle indagini a norma degli articoli 412 e 413 c.p.p. da inviare alla Procura Generale presso la Corte di Appello di Napoli. L’istituto in questione consiste nel potere riconosciuto al pubblico ministero di grado superiore (la Procura Generale presso la Corte di Appello di Napoli) di far proprie le attribuzioni normalmente demandate all’ufficio del pubblico ministero di grado inferiore (la Procura della Repubblica presso il Tribunale di Nola) per il compimento di determinati atti: nell’ipotesi in cui il capo dell’ufficio del pubblico ministero abbia omesso di provvedere alla sostituzione del magistrato designato per le indagini in una situazione obiettiva di inerzia dell’ufficio della procura; ovvero quando il pubblico ministero non eserciti l’azione penale o non richieda l’archiviazione nel termine stabilito dalla legge o prorogato dal giudice. Il 6 febbraio 2015, l’istanza è stata depositata presso gli uffici competenti della Procura Generale.
Alla giustizia ora si chiede di cercare e trovare i responsabili di quella che ormai viene definita come vera e propria “Omissione nell’opera di bonifica del territorio” .
 

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