Marigliano città invivibile

Redazione

Lettera sconsolata di un giovane mariglianese

MARIGLIANO - Le scrivo, da giovane che vive da venti anni in questa città, in un momento in cui le sue condizioni, peggiorate radicalmente nel giro di qualche anno, appaiono ora davvero gravi, tali da comprometterne la stessa vivibilità. Marigliano è una città divenuta a mio avviso di un degrado, di uno squallore, di un'invivibilità insostenibili.
Non esistono parchi, non esistono piste ciclabili, non esistono cinema, teatri, piscine, non esiste trasporto pubblico, non esiste cultura né rispetto per l'ambiente e la cittadinanza. Esistono invece strade dissestate in condizioni pietose, macchine, traffico, smog, puzze di bruciato e roghi tossici, caos, parcheggi selvaggi che bloccano la circolazione, sensi unici e divieti di accesso messi senza criterio solo perché i vigili devono riposarsi invece di fare il loro lavoro, disorganizzazione e invivibilità in tutto.

Vi faccio un esempio
per attenerci solamente all'aspetto viabilità, ma se ne potrebbero trovare molti anche per gli altri. Ho una sorella che da pochi giorni frequenta la prima media nella scuola "Dante Alighieri", una scuola che già di per sé non ha il più minimo spazio verde, ma solo asfalto, case e palazzi.
Il tragitto che compio con la macchina mi porta in via Casafalco, divenuta da qualche anno a senso unico per il problema delle macchine in divieto di sosta all'incrocio con via Alise, nei pressi della chiesa di San Nicola: hanno pensato bene di rimuovere il problema eliminando direttamente il doppio senso di circolazione in questo breve ma essenziale tratto di strada che separa la frazione dal centro. Ebbene, tutti coloro che risiedono nella zona per raggiungere il corso devono necessariamente girare per la suddetta via, dove si trova la scuola elementare Settembrini. All'orario di uscita i poveri bambini e i loro genitori sono costretti a muoversi e districarsi in una strada strettissima, senza marciapiede, tra lo smog e il caos che inevitabilmente si crea, in condizioni pessime. Se poi aggiungiamo il contemporaneo passaggio di una bicicletta, una macchina un po' più grande o più pedoni si blocca tutta la via generando una fila enorme (mentre i genitori cercano di spingere i figli a camminare più veloce per raggiungere la fine dell'inferno). Risultato: 5 minuti per percorrere 100 metri, con le facce dei pedoni visibilmente sofferenti.

Ma non finisce qui.
Scuola media Dante Alighieri: ancora peggio! Anche via Dante è stata resa a senso unico per lo stesso motivo di cui sopra parlavo, visto che per i vigili urbani è troppo faticoso tenere a bada tanti automobilisti indisciplinati contemporaneamente (quindi meglio chiudere gli accessi ed evitare il problema!). Parcheggiando in via Sant'Elisabetta d'Ungheria (come la stessa scuola consiglia) la strada si restringe sensibilmente, tanto che a stento ci passano due macchine. All'uscita si crea una marmaglia di auto, bambini che si riversano nelle strade (non avendo spazi esterni in cui aspettare i genitori), un ausiliare del traffico che, poverino, non sa neppure da che parte gestire questo flusso, e, il colmo, i camion e i pullman. Viste le disastrose condizioni che ci hanno regalato i sapienti lavori di ripristino di corso Umberto I, e in virtù dello stesso ragionamento di cui sopra ho già riportato due esempi (abbiamo rifatto un manto stradale ed è schifoso peggio di prima? Chiudiamo l'accesso ai mezzi pesanti!), tutti i mezzi pesanti sono costretti a passare per via Sant'Elisabetta d'Ungheria per attraversare il centro della città, e vi lascio immaginare la situazione che si viene a creare (ogni giorno!) quando contemporaneamente viene di fronte una fila di macchine. Conclusione: per andare da una parte all'altra della città e tornare ci abbiamo impiegato ben 40 minuti.

E non vi ho parlato dello stress quotidiano, dello smog che si respira, della vivibilità che è irrimediabilmente compromessa, perché questi sono parametri importanti, parametri indispensabili e necessari per una città degna di questo nome. Ma sappiamo bene che a Marigliano esistono "politici" che pensano solo e unicamente ai loro interessi e non alle responsabilità che vengono loro affidate.
Non possiamo portare i bambini a giocare in un parco perché non esistono (c'è solo una minuscola villa che tra l'altro è in condizioni più che degradate e quindi si evita direttamente di portarli lì), non possiamo andare in bicicletta perché non esistono piste ciclabili: ci investono. Non vediamo pullman passare perché alla crisi del trasporto pubblico locale si aggiungono fermate assenti nel centro e poste ai due lati estremi della città, non ci sono iniziative culturali (o se ci sono coinvolgono sempre gli stessi quattro gatti), i beni culturali versano in condizioni pietose (vedi soffitto della chiesa di San Vito o i palazzi del centro storico) e non si fa nulla per valorizzarli, non abbiamo un posto in cui fare una passeggiata decente, non abbiamo un cinema per vedere un film o un teatro. Non c'è nulla, nulla di nulla, solo macchine, smog, inquinamento, come già dicevo prima. Intanto continuano a costruire case, si vedono sempre nuovi cantieri, continuano a cementificare senza incrementare i servizi già di per sé quasi nulli, perché per loro fare politica è fare i loro sporchi interessi.

Marigliano è ormai un posto ormai degradato sotto tutti i punti di vista dove è impossibile vivere in maniera civile, colpa di una classe politica assente, ottusa e menefreghista e di (purtroppo molte) persone che vivono incuranti del senso civico, di appartenenza e di rispetto di un bene comune.
Perciò a noi giovani non resta che andarcene, lontano, perché qui ne va della nostra salute e del nostro benessere. Andarcene con grande rabbia e grande rammarico per il dover abbandonare le nostre radici. E con grande dispiacere per le sorti in cui versa questa città. Ma, come si dice, la speranza è sempre l'ultima a morire.

 

Emanuele D'Onofrio

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