Davide Bifolco, una morte assurda.

Andrea America

MARIGLIANO - Non condivido per niente i contenuti di certi articoli giornalistici sulla morte di Davide Bifolco, il diciassettenne ammazzato venerdì notte, da un carabiniere al rione Traiano di Napoli. Le dichiarazioni in aggiunta del leghista Matteo Salvini, il quale afferma che è obbligatorio fermarsi all’alt dei carabinieri, sono semplicemente disgustevoli, degne di chi le esprime. Non riesco a comprendere come un dirigente politico possa essere così cinico e disumano. Quasi come se la vita di un giovane valesse quanto un alt dei carabinieri. Avrei voluto vedere se lontanamente fosse capitato ad un suo figlio, fratello o amico al posto di Davide, e non lo auguro a nessuno, come avrebbe reagito questo sciagurato.

La morte di questo ragazzo lascia perplessi, senza parole. Una morte assurda, incomprensibile, un ragazzo incensurato, con una famiglia precaria, disagiata che si arrampica sull’impossibile e ai limiti della legalità, per tirare a campare. A parte le responsabilità del carabiniere per il colpo sparato, per cui non credo ci siano giustificazioni plausibili, e comunque devono essere accertate dalla magistratura, dalla A alla Z.. Così come restano seri dubbi sulle versioni dell’inseguimento dei carabinieri allo scooter con i tre ragazzi, che non s’era fermato all’alt. Resta il fatto grave e pietoso di un giovane come tanti, che ci ha rimesso la vita. Un ragazzo appassionato di calcio, fidanzato con voglia di vivere e divertirsi, che avrebbe compiuto 17 anni alla fine di questo mese, morto ammazzato da un carabiniere per non essersi fermato all’alt. No. E’assurdo. Immaginate tra l’altro il dolore dei genitori di questo ragazzo. Ammanettarlo addirittura dopo che era stato colpito fa soltanto rabbrividire, al solo pensiero. Ci sono parecchie versioni e una serie di voci che necessitano di essere chiarite da subito, fino in fondo e richiedono di individuare le responsabilità. Chi ha sbagliato paghi.

Mi rifiuto di seguire analisi sociologiche, dei soliti intellettuali del cavolo, i quali invece di lottare contro i mali secolari della città, di prestare maggiore attenzione alle classi svantaggiate, vorrebbero fare intendere che le condizioni di degrado di illegalità, del Rione Traiano, producono e giustificano questi spiacevoli episodi di morte. Quasi a dire che nei rioni degradati dove non c’è lavoro, non ci sono servizi, ma solo precarietà, illegalità e criminalità, è giustificata la repressione delle forze dell’ordine, per cui sono autorizzati a sparare a vista contro chiunque non si ferma all’alt dei carabinieri. Se così fosse, Napoli e la sua provincia sarebbero un Far West, visto il degrado e le condizioni delle periferie e dello stesso centro della città. I carabinieri, soprattutto in queste zone, hanno il compito principale di difendere e salvare i ragazzini come Davide. Questi ragazzi spesso sprovveduti e indifesi, vanno aiutati, protetti e sottratti alla cultura del crimine e dell’illegalità. Le forze dell’ordine hanno una funzione sociale con il compito educativo e di prevenzione. Solo dopo hanno il dovere di ricorrere alla repressione. Gli stessi cittadini devono affidarsi alla Giustizia, evitare sommosse, rivolte e indirizzare civilmente la loro rabbia, il loro dolore verso le istituzioni locali.

Può sembrare paradossale, ma sarebbe giusto che almeno di fronte a queste tragiche e dolorose occasioni, alcuni deputati e politici napoletani avessero la decenza di smetterla con rituali e opportunistiche dichiarazioni, oppure che rispondessero con coraggio e vaffà a quel leghista provocatore da teatrino degli orrori. Qualche deputato o senatore piuttosto che parlare a vanvera, potrebbe invece rivolgere interrogazione in Parlamento per chiedere al Ministro degli Interni la versione dei fatti realmente accaduti, e conoscere come lo Stato intende procedere sulle responsabilità. Allo stesso tempo potrebbe chiedere le dimissioni dell’onorevole sottosegretario Alfano, il quale irresponsabilmente avrebbe affermato che i carabinieri che hanno sparato al giovane Davide sono da paragonare ai due Marò italiani tenuti agli arresti in India. Idiozie. A volte sono questi politici che alimentano la rabbia e finiscono col dare ragione alle sommosse popolari..

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