Acerra, concessa la cittadinanza onoraria a Don Riboldi

Redazione

La Giunta comunale di Acerra propone al Consiglio comunale di conferire la cittadinanza onoraria al Vescovo emerito Mons. Antonio Riboldi, in deroga al regolamento comunale ed in seguito alla lettera di S.E. Mons. Di Donna, vescovo di Acerra

ACERRA -  L’Amministrazione comunale di Acerra ha concesso, dopo il rifiuto dell'altro giorno, con la delibera di Giunta n. 39 del 18 marzo 2014, la cittadinanza onoraria al vescovo don Antonio Riboldi, in deroga al regolamento comunale.

la Giunta comunale di Acerra, infatti ieri mattina, ha proposto al Consiglio comunale di conferire, in deroga al Regolamento comunale per la concessione dei Segni di Riconoscenza civici, la cittadinanza onoraria a S.E. Mons. Antonio Riboldi, nato a Triuggio (MI) il 16 gennaio 1923 per la seguente motivazione: “Per la sua preziosa attività pastorale svolta nella Diocesi di Acerra e nell’intero territorio, per l’impegno e la passione profusi nella battaglia contro la camorra locale. Un alto impegno nel perseguire i valori intramontabili dell’uomo, diffondendo nella sua opera quotidiana la cultura della pace, della giustizia e dell’equità sociale come virtù che devono guidare ogni uomo, per il bene di tutti. La sua opera per la città è stata di grande utilità, per continuare sempre di più sulla strada della legalità già intrapresa, lasciando un buon segno in tutta la Diocesi”.

Il riconoscimento dell’Amministrazione viene attribuito anche in considerazione che S. E. il Vescovo di Acerra, Mons. Antonio Di Donna, con nota Prot. generale n. 9928 del 17 marzo 2014 ha rinnovato al Comune la richiesta di conferire cittadinanza onoraria a Mons. Riboldi, motivando così tale richiesta: “Mons. Riboldi venne come Vescovo di questa Diocesi nel lontano 1978 e si assunse l’onere di guidarla dopo diversi anni di vacanza diocesana. Conosciamo tutti la fatica che dovette affrontare per “ricostruire” la Diocesi, soprattutto come chiesa viva e partecipata. Con il suo impegno ecclesiale e civile egli ha legato il suo nome alla città, al punto tale che quanto, ancora oggi, si cita il nome della città di Acerra, lo si associa immediatamente a quello di Mons. Riboldi. Il suo impegno di pastore è stato così zelante al punto che una piccola diocesi, come quella di Acerra, ha potuto esprimere due sacerdoti ritenuti idonei alla dignità dell’episcopato. Inoltre, mons. Riboldi è stato realmente pastore “defensor civitas”, soprattutto nel suo impegno contro la camorra; con la sua testimonianza e la sua predicazione ha dato un notevole contributo al progresso civile della città di Acerra e di tutto il territorio campano. Questo suo impegno gli è universalmente riconosciuto”.

Pertanto, in deroga agli artt. 3 – 4 - 5 del Regolamento comunale per la concessione dei Segni di Riconoscenza civici, la Giunta ha proposto al Consiglio comunale di votare il conferimento a S. E. Mons. Antonio Riboldi della cittadinanza onoraria, come una testimonianza di profonda coscienza civile per il suo impegno e la sua passione per la città di Acerra e per gli acerrani; come riconoscimento del suo contributo, da protagonista assoluto, alla diffusione della cultura della legalità, e allo scuotere le coscienze della gente contro la camorra, che impediva al territorio ogni possibilità di progresso, e per essere protagonista implacabile di questa battaglia, che tanti frutti ha dato a questa terra.

Il sindaco Raffaele Lettieri ha voluto commentare così: «La proposta al Consiglio di conferire la Cittadinanza onoraria ad una personalità di alto valore come Mons. Antonio Riboldi avviene in una giornata particolare, quella dedicata al ricordo di un altro uomo della Chiesa, don Giuseppe Diana, che ha lottato anch’egli contro la sopraffazione della camorra. Un filo comune lega i due: Don Antonio Riboldi nel 1982 parlando ad Ottaviano in presenza di alcuni ragazzi di Acerra, pronunciò la famosa frase “per amore del mio popolo non tacerò”, e con lo stesso titolo Don Diana scrisse una lettera diffusa a Natale del 1991. La nostra Amministrazione ha voluto rendere così omaggio all’esempio di Don Riboldi e a quello di Don Diana (a cui abbiamo dedicato anche una strada) proprio perché riteniamo che occorra un impegno quotidiano e costante a tutela della legalità e della trasparenza».

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