Flash Mob contro le delocalizzazioni.

Redazione

Sabato 6 aprile Flash Mob in contemporanea in 4 piazze d’Italia per dire no alle delocalizzazioni dei Call Center

“Uniti si vince: la generazione dei nati dopo il 1970, perduta nei call center e nella precarietà salariale e contrattuale, finalmente alza la testa”!
Dal coordinamento nazionale degli operatori di call center per dire no alle delocalizzazioni arrivano messaggi di entusiasmo e di unitarietà in vista del primo evento di carattere nazionale del neo nato coordinamento che vedrà impegnati i lavoratori del Gruppo Almaviva - principale azienda di outsourcing del Paese che lavora per tutti i grandi gestori di telefonia fissa e mobile e per la Pubblica amministrazione – nella realizzazione di un Flash Mob in contemporanea a Roma Napoli Palermo e Catania, principali sedi del colosso dell’Ict e dei servizi di customer care, per gridare NO alle delocalizzazioni.

“L’obiettivo – spiegano dal coordinamento nazionale – non è però soltanto quello di restare circoscritti nell’ambito di Almaviva: vogliamo diventare un punto di riferimento per tutti gli operatori di call center di tutte le realtà in house e in outsourcing, perché il pericolo di spostare la gestione dei customer service in paesi come Croazia Albania o Romania colpisce tutti quelli che lavorano in cuffia, sia nelle aziende che cedono attività in esterno sia in quelle che le gestiscono appunto come outsourcer, crea dumping tra le imprese che continuano a restare in Italia costrette a farsi la guerra per il ribasso delle tariffe offerte ed infine rappresenta un notevole costo per la collettività perché queste imprese, mentre realizzano il loro intento di delocalizzare, attivano in Italia i percorsi sociali mettendo in cassa integrazione o in solidarietà i lavoratori che per effetto delle delocalizzazioni vengono considerati in esubero dalle stesse imprese che adottano questa prassi. Per questo dobbiamo lottare uniti, perché è a rischio il nostro presente ed il nostro futuro”.

Il fenomeno delle delocalizzazioni sta preoccupando e non poco tutti gli operatori di call center e gli addetti ai lavori del settore. Basti pensare al fatto che il Gruppo Almaviva, per effetto della decisione di Vodafone di delocalizzare in Croazia, ha subìto negli anni un sensibile calo di chiamate annue gestite sui centri di Napoli e Catania, in funzione del quale sta seriamente pensando di attivare percorsi sociali a fronte di una popolazione di lavoratori sui due centri che è ormai in sovrannumero rispetto al lavoro proveniente dal cliente. Tra Napoli e Catania, infatti, si contano circa 1120 lavoratori impegnati sulla commessa Vodafone, in prevalenza part-time a 4 e 6 ore, la maggior parte dei quali sono donne, suddivisi in 561 ‘teste’ a Napoli, 559 a Catania. La metà di questi lavoratori oggi è a rischio. Il totale città per città dei lavoratori Almaviva è invece di 967 a Napoli, con un ricorso sempre più sporadico ai contratti interinali dopo le stabilizzazioni con la legge 407 tra il 2010 e il 2011; 1136 a Catania, con un massiccio ricorso a lap e interinali che porta la forza lavoro complessiva a circa 2000 persone.

A Palermo invece sono circa 3000 i lavoratori a tempo indeterminato ed una popolazione di interinali che varia mensilmente tra le 300 e le 400 unità. Completa il quadro dei dipendenti Almaviva il centro di Roma con 2500 lavoratori a tempo indeterminato nella sede di Casal Boccone, una popolazione di interinali non quantificabile perché in continua mutazione e 632 dipendenti a tempo indeterminato della sede di via Lamaro che sono in CIGS da mesi. “Ci vorrebbe una legge di sistema – fanno sapere gli organizzatori – perché in Italia manca una normativa di riferimento precisa e l’iniziativa del Governo di regolamentare il settore con il decreto legge del 22 giugno del 2012 n.83, che ha fornito le linee guida sia in materia di delocalizzazione sia riguardo la garanzia rispetto la tutela della privacy per il trattamento dei dati sensibili dei clienti gestiti dai call center esteri, non è riuscita a dare un segnale forte sulla risoluzione del problema ed è rimasta totalmente inapplicata.

Da qui, l’idea dei lavoratori di unirsi in un coordinamento nazionale ed iniziare una lotta differente, anomala rispetto alle consuete forme di protesta, uscendo fuori dagli schemi tradizionali e proponendo un’organizzazione dal basso che sia inclusiva di tutti.
“Il flash mob avrà inizio in contemporanea nelle 4 città coinvolte – spiegano dal coordinamento – ma avrà localmente modalità di realizzazione e coreografie differenti”. L’unica cosa che sarà uguale in tutte le piazze, oltre alla ferma volontà di gridare NO alle delocalizzazioni, sarà la possibilità che gli organizzatori offriranno alla cittadinanza di firmare la petizione per una legge che regolamenti il settore con chiarezza e risolutezza che il coordinamento si propone di presentare al Parlamento nelle prossime settimane ai gruppi parlamentari di tutte le forze politiche che si mostreranno interessati.

Centinaia di lavoratrici e lavoratori dei call center uniranno simbolicamente da Roma in giù le loro forze. L’appuntamento, come evidenziato nella locandina diffusa su tutti i social da giorni, è per le 18 al Centro Commerciale Cinecittà 2 a Roma, in Piazza del Plebiscito a Napoli, in Piazza Politeama a Palermo ed in Piazza Università a Catania. Alla manifestazione aderiranno anche gli operatori di call center di altre aziende in outsourcing come Assist Contact (ex Des Italia), Visiant Contact, Teleperformance, Comdata Care, gli ex lavoratori della fallita Conversa (Gruppo Omnia Network), i dipendenti dei call center di Telecontac, il più grande outsourcer del Gruppo Telecom Italia.

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