La gioia di vedere celebrato “Padre Michelangelo Longo”

Redazione

MARIGLIANO - E’ con grande emozione che ho partecipato ai festeggiamenti resi a

Padre Michelangelo Longo,nell’ambito della rassegna

”Maggio Mariglianese”. Rivedere la cappella aperta, il brulicare delle persone intente ad abbellire la facciata

esteriore o riordinare l’interno, così intimo e raccolto nel riverbero del crepuscolo, mi

ha riportato indietro nei decenni, quando io,adolescente, con la mia famiglia venni ad

abitare qui in via S.Antonio in S.Nicola, di fronte a Padre Michelangelo, come

usavamo dire molto familiarmente.
 

Alla cappella si accedeva attraverso una piccola scala esterna di pochi gradini di

pietra lavica, consumati dal tempo e dal calpestio dei fedeli; accanto, di poco

sopraelevata, c’era la piccola sagrestia che prendeva luce da una finestra che si apriva

accanto al grazioso campanile. Qui c’era il confessionale di Padre Michelangelo e si conservavano i paramenti sacri

e gli oggetti necessari alla celebrazione. Adiacente all’ingresso della sagrestia,

all’interno di un grande cortile, c’era una lunga balconata su cui si aprivano le

abitazioni di alcune famiglie che avevano il privilegio di accedere direttamente alla

cappella.

Tutt’intorno ad essa vi erano bassi sottoposti al livello stradale, secondo l’antica

struttura sette/ottocentesca, la casa parrocchiale, la bottega del maniscalco, il cui

ininterrotto martellio accompagnava l’attività quotidiana del vicinato. Il selciato

risuonava del passaggio dei carretti che si recavano in campagna. Via S.Antonio

era,allora, un rione rurale-artigianale, dove la vita scorreva lenta e tranquilla nel

rispetto reciproco. Ogni sabato pomeriggio apriva la cappella l’avv. Raffaele Longo.Il suono

della piccola campana chiamava a raccolta per la celebrazione della Santa Messa i

pochi fedeli dei dintorni. Le pareti della cappella risuonavano dei canti che con tanta

cura ed entusiasmo noi giovani preparavamo qualche giorno prima sotto la guida

della signorina Bettina De Caprio, che mi sembra doveroso ricordare per la sua

devozione e il suo impegno nella causa di beatificazione di Padre Michelangelo

Longo.
 

Fu lei a trasmettermi quel sentimento di simpatia e venerazione che nutro per questa

figura di francescano dal volto severo e ieratico,da allora sempre invocato nelle mie

preghiere. Dal convento dei frati minori di S.Vito veniva a celebrare Padre Marco Muzzi,

sempre puntuale, di poche parole, quasi scontroso nella sua riservatezza; era un

innamorato di Padre Michelangelo,del suo cuore”incenerito dai più estenuanti ardori

della fiamma divina della carità”.Ci ripeteva spesso il suo memorabile detto”Dio solo

forma il mio tutto,ed ogni parola che non significa Dio,per me è un vocabolo vuoto

senza senso”esortandoci a meditare sui suoi scritti e a trarne le linee guida di

condotta quotidiana. Dopo la morte di Padre Marco, anche per mancanza di sacerdoti, la cappellina rimase

chiusa.
 

Ormai solo con il pensiero penetravo al di là della porta sbarrata per sentirmi vicina a

Padre Michelangelo, pregare il suo Crocifisso,ammirevole capolavoro ligneo,

volgere lo sguardo alla bellissima immagine dell’Immacolata.

E’ facile,allora, capire il motivo della mia gioia nel veder rivivere intorno a questa

figura in odore di santità un fervore religioso da tempo sopito.

Dicono che per la sua beatificazione“c’è bisogno” di un miracolo, ma non sono già

un “miracolo” l’entusiasmo contagioso di tanti che hanno collaborato con il nostro

instancabile parroco mons. Sebastiano Bonavolontà, la partecipazione gioiosa degli

abitanti di via S.Antonio nell’abbellire la strada con drappi e palloncini, il silenzio

raccolto di tantissimi fedeli durante la solenne celebrazione della S.Messa, avvenuta

all’aperto davanti alla cappella?
 

Sono certa che lo stesso “Venerabile” ci sosterrà dal cielo affinché le grazie ricevute

in questi giorni di commemorazioni producano frutti abbondanti.

Ora siamo in molti, tanti a conoscerlo e la sua fede integerrima,il suo fiducioso

abbandono a Dio, il suo profondo senso del dovere , la sua convinta adesione alla

regola francescana , la sua dedizione agli ultimi devono esserci di guida nel nostro

operare, perché senza gesti concreti nella nostra società così disorientata e povera di

certezze, dove, come ha detto Benedetto XVI, “il grande sconosciuto sembra essere

Dio”, anche i migliori sentimenti, di cui siamo generosi, rimangono effimeri e vuoti.


Flora Raia
 

 

RIPRODUZIONE RISERVATA © Copyright MARIGLIANO.net


Leggi tutti gli articoli di Redazione >>




Articoli correlati



Altro da questo autore