Omicidio Mollicone

Redazione

I sei indagati verso la prova del DNA

Tutti d’accordo, i sei nuovi imputati dell’omicidio della studentessa di Arce(Frosinone), Serena Mollicone, nell’acconsentire di sottoporsi al test del DNA, che, allo stato, dato che sono passati più di dieci anni dalla morte della diciottenne ciociara, appare come una delle poche strade ancora percorribili onde dare un volto all’autore di un atto di assoluta efferatezza criminale.

L’appuntamento per l’esecuzione della prova in parola è fissato per la mattina del 16 settembre prossimo, presso l’apposito settore dell’Università di Tor Vergata. Tra i sospettati,si inseriscono, a vario titolo, l’ex Maresciallo dei Carabinieri, Franco Mottola, sua moglie, Anna Maria Mottola, e il loro figlio, Marco, tutti di Teano. I tre membri dello stesso nucleo familiare sidicino, che, pur non presenti davanti al Giudice per le Indagini Preliminari all’atto dell’apposita udienza, avevano delegato a rappresentarli gli Avvocati Luigi e Francesco Germani, sono pronti, dunque, ad adempiere a questo nuovo dovere civico onde permettere ai titolari dell’inchiesta per l’assassinio della studentessa laziale di scoprire a chi appartiene la mano che l’ha uccisa.

Con loro,
anche l’ex fidanzato della sfortunata giovane, Michele Fioretti, la di lui madre,Rosina Partigianoni e il Brigadiere Francesco Suprano, in servizio presso la stazione di Arce il giorno in cui fu consumato l’atroce delitto. Per tutti, le ipotesi di reato sono quelle di omicidio volontario ed occultamento di cadavere. Il 16 settembre, dunque, a cura del professor Giuseppe Novelli, analista-ricercatore alo scopo incaricato dalla Magistratura cassinate, procederà al prelievo di campioni di saliva ed altro materiale biologico degli indagati, in modo da confrontarli, una volta eseguito il test in programma, con i profili di campioni dei reperti biologici rinvenuti sul luogo del delitto e sul corpo della vittima.

Si spera, così, di venire a capo di un fatto di cronaca che, anche per le vicissitudini che ha avuto(quelli più eclatanti sono rappresentati dall’arresto, dalla condanna e dalla successiva assoluzione, per non aver commesso il fatto, di Carmine Belli, un carrozziere 36enne di Arce e dal suicidio del Brigadiere Santino Tuzzi, uccisosi nell’aprile del 2008), ha scosso non poco l’opinione pubblica dell’intero territorio nazionale. Come certamente si ricorderà, Serena Mollicone si allontanò di casa il primo giugno del 2001. Il suo corpo, senza vita, fu rinvenuto due giorni più tardi, tra le sterpaglie del boschetto di Anitrella. Aveva le mani e i piedi legati e la testa avvolta in un sacchetto di plastica. Niente segni di violenza sessuale né di colluttazione, a parere degli inquirenti, la giovane sarebbe stata colpita alla testa con un oggetto piatto, tipo una tavola lignea, e trasportata ancora in vita nel luogo del ritrovamento.

La morte sarebbe sopraggiunta per asfissia a causa del sacchetto, che le impediva di respirare. Tutt’ora, la vicenda è seguita con attenzione e rabbia da più parti. La speranza generale è che, questa volta, sia quella buona e che dagli accertamenti e dalle conseguenti verifiche che i Carabinieri del RIS effettueranno il 16 settembre prossimo possano venir fuori le prove utili ad inchiodare l’assassino di una ragazza piena di vita e che tutti invidiavano per la sua massima disponibilità verso tutti e, soprattutto, per quel sorriso solare, sempre stampato sul volto.  

Daniele Palazzo 

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