Mariglianella, condannato ex responsabile dell' Ufficio Tecnico comunale

Loredana Monda

Condannato, in primo grado, ad un anno e quattro mesi (con pena sospesa).

MARIGLIANELLA - La legge è legge: non ammette ignoranza. Di fronte alle legge, non esistono reati minori e maggiori. Esistono solo reati, sanzionati. La sentenza è stata emessa, nella mattinata del 23 maggio 2011, al Tribunale di Nola. Smentisce le colorite asserzioni di chi fosse convinto che si considerino violazioni di serie b le calunnie, le ingiurie e le diffamazioni e si proceda, forse a causa dell’ingolfamento giudiziario, alle facili archiviazioni.

Per il reato di calunnia, è stato condannato, in primo grado, ad un anno e quattro mesi (con pena sospesa) - a fronte di un anno e due mesi richiesti dal pubblico ministero - il geometra Pasquale Capasso, ex responsabile dell’ufficio tecnico del Comune di Mariglianella, cognato dell’attuale vice sindaco. Il procedimento, che si è concluso alle 15 e 30 del pomeriggio di ieri, affonda le radici in una vicenda risalente al 2003, che aveva indotto l’ingegnere Giuseppe Di Palma a querelare Pasquale Capasso.
 
L’ex responsabile dell’Ut - in una lettera - aveva praticamente asserito che l’ingegnere ed un collega erano nella commissione edilizia comunale al suolo scopo di seguire le procedure di rilascio di una concessione edilizia, richiesta nel 2000, il tutto forti del sostegno del fratello di Di Palma, all’epoca dei fatti, consigliere comunale.
 
Un passaggio della lettera lasciava intravedere - stando alle asserzioni di Capasso - un interesse privato in atto pubblico da parte del querelante e di un altro soggetto, quando la concessione - a cui il querelato faceva riferimento - era stata definita legittima dal Tar.  Di Palma - essendo progettista per quella costruzione - non aveva partecipato alla seduta finalizzata al rilascio delle autorizzazioni e l’altro tecnico, palesemente, non aveva interessi. In aula - durante un processo lunghissimo, dal percorso tortuoso, segnato anche da un anno di sospensione - si sono fronteggiati due principi del foro, i penalisti Carmine Malinconico (che rappresentava Di Palma) e Francesco Paolo Picca (che rappresentava Capasso e che ieri era sostituito da un assistente).
 
I due legali hanno tenacemente sostenuto le ragioni dei rispettivi assistiti. Alla fine, il processo si è chiuso, però, con la sentenza, a sfavore del Capasso, del giudice monocratico Crivelli, che aveva ereditato il procedimento dalla dottoressa Bocchino.

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