Federalismo in salsa leghista

Redazione

NOLA - Le gravi preoccupazioni espresse sull’impatto che i decreti delegati di attuazione del federalismo avranno sulla qualità della vita delle popolazioni meridionali, trovano conferma nei contenuti del Dlgs 317/11 sul federalismo municipale che si avvia ormai a concludere il suo percorso di approvazione.

Nei giorni scorsi
la Svimez, nell’audizione del 23 febbraio scorso davanti alla Commissione bicamerale, ha rilevato che non v’è garanzia di sufficienza di risorse neanche per il finanziamento dei LEP (Livelli Essenziali di Prestazioni) e che l’autonomia fiscale consiste in modo pressoché esclusivo in limitati margini di manovra concernenti l’addizionale IRPEF. Essa, perciò, ha proposto alla Commissione una profonda modifica dei meccanismi di calcolo dei costi standard per evitare una pesante penalizzazione dei comuni meridionali.
Per parte sua l’ANCI ha posto con forza la questione della certezza delle risorse destinate agli enti locali. Anche l’Unione delle Province ha denunciato che la compartecipazione all’IRPEF, per com’è definita, non è altro che un trasferimento erariale mascherato.

La CGIA
di Mestre prova a fare i conti su chi guadagnerà e chi perderà con le nuove norme e dimostra che il Centro- Nord ricaverà sicuri vantaggi: i cittadini dell’Emilia Romagna avranno un vantaggio fiscale di 73 euro procapite, 49 i toscani, 51 i veneti, 31 i laziali.Per gli abitanti delle Regioni del Sud, invece, accadrà esattamente l’opposto: i comuni lucani subiranno una penalizzazione pari a 155 euro pro-capite, i campani 134, i calabresi 132. In sostanza, questo modello di federalismo amplierà la forbice del divario in quantità e qualità dei servizi esistente tra le diverse aree del Paese, in assenza -tra l’altro- di qualunque elemento di chiarezza sul fondo di riequilibrio e sulla perequazione. In siffatte condizioni, il federalismo municipale provocherà per i cittadini meridionali un aumento delle tasse ed una riduzione dei servizi erogati.

Si tratta
, insomma, di un “federalismo indeterminato” dal momento che, ad oggi, i suoi pilastri non esistono: fabbisogni standard, costi standard, autonomia gestionale impositiva, fondo perequativo e perequazione infrastrutturale sono tutti di là da venire. Il federalismo nella forma in cui si sta realizzando, non pare destinato a portare vantaggi alle aree in ritardo di sviluppo; anzi esso, si sommerà ai tagli alle risorse per i servizi sociali imposti dalla legge di stabilità ed alle difficoltà a rispettare gli obiettivi di spesa delle risorse europee 2007-2013 il cui raggiungimento è essenziale per evitarne il disimpegno e la perdita. Una situazione che, a fronte del perdurare delle conseguenze della crisi, della nebulosità del sedicente “piano per il Sud” e del rifiuto di introdurre tra gli elementi per la definizione dei costi standard dei servizi sociali un indice di “deprivazione sociale” accanto all’attuale indice di anzianità, avrà effetti drammaticamente negativi sugli anziani e le fasce più deboli della popolazione meridionale, oltre che per le decine di migliaia di donne e giovani esclusi dal mercato del lavoro.

La Cgil della Zona Nolana invita gli Onorevoli, i Senatori, i Sindaci e gli Amministratori (di qualunque colore politico) dell'Area Nolana a manifestare con forza il proprio disappunto verso un "federalismo" che rischia di azzerare qualsiasi ipotesi di sviluppo delle regioni meridionali e le speranze di un futuro dei propri giovani.

Salvatore Velardi

 

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