Nola, il Comune esce dall'Interporto Campano

Redazione

Con 20 voti favorevoli ed uno contrario il Consiglio Comunale ha deliberato l’inizio della procedura di dismissione della quota azionaria che detiene all’interno della società Interporto Campano. Procedura attivata, in quanto obbligati dall’ articolo 3 della legge 244 del 2007 che recita testualmente che “…al fine di tutelare la concorrenza e il mercato, le amministrazioni (…) non possono costituire società aventi per oggetto attività di produzione di beni e servizi non strettamente necessarie per il perseguimento delle proprie finalità istituzionali, né assumere o mantenere direttamente o indirettamente partecipazioni, anche di minoranza, in tali società”.

La discussione si è caratterizzata per una forte contrapposizione tra le parti. In particolare, la maggioranza ha evidenziato come l’amministrazione comunale non avesse, nel caso di specie, alcun potere discrezionale, visto che è la legge ad imporre questo tipo di scelta. L’opposizione, invece, si è impegnata a dimostrare che la fuoriuscita dall’Interporto fosse un errore e che comunque non rientrasse nella fattispecie contemplata dalla legge. Alla base di queste argomentazioni, un’interpretazione estensiva della norma fondata sul concetto di pubblica utilità ed interesse generale. Inoltre, l’opposizione ha sottolineato l’incongruenza di uscire dall’Interporto e non anche dalle altre partecipate, quali Campania Felix ed Agenzia di Sviluppo, che avrebbero causato solo danni all’ente.

“Dopo aver tentato di illustrare che l’Interporto Campano è un’ opera di pubblica utilità e quindi, di interesse generale, ho preso atto, con rammarico, di non essere riuscito nell’intento, visti i risultati della votazione – ha dichiarato il capogruppo di Città Viva, Luigi Conventi, unico a votare contro, mentre il resto dell’opposizione al momento del voto è uscita fuori dall’aula –. Oggi sono in grado di affermare che la delibera discussa in consiglio è inutile in quanto non si tratta di una partecipazione al capitale dell’Interporto, ma soltanto un riconoscimento onorario all’istituzione Comune”.

A rispondere sul punto, l’Assessore alle Finanze Antonio Russo: “I concetti richiamati dall’opposizione sulla pubblica utilità non ineriscono nella maniera più assoluta alla questione in esame che riguarda argomenti di altra natura. La legge nello specifico ci chiedeva di analizzare l’oggetto sociale della partecipata in relazione ai fini perseguiti dall’ente comune. In particolare entro il 31 dicembre le amministrazioni locali devono valutare quali società partecipate sono coerenti, funzionali e strumentali alle proprie prerogative e finalità istituzionali. Ampia giurisprudenza e vari pareri della Corte dei Conti hanno evidenziato che sono coerenti e funzionali alle prerogative istituzionali dell’ente, le società costituite per la gestione dei servizi strumentali. Noi abbiamo cinque società partecipate. Campania Felix e l’Agenzia di Sviluppo sono coerenti strumentali e funzionali ai fini istituzionali del comune, perché riguardano servizi pubblici essenziali.
 
L’ASI e l’ATO, invece, sono consorzi obbligatori. L’unica partecipata a non essere strumentale e funzionale ai fini perseguiti dall’ente è solo l’Interporto. Ma ripeto è la legge che ci impone questa dismissione – ha ribadito Russo –. Inoltre la discussione ed è qui che si è generata tanta confusione, non riguardava assolutamente la gestione positiva o negativa delle partecipate, bensì la loro ragione sociale, in particolare se le stesse erano o meno coerenti con i fini istituzionali del comune. Del resto, basti ancora ricordare che la città di Roma ha dismesso, in forza della medesima legge, le proprie partecipazioni nella Centrale del Latte e in Aereoporti di Roma. Allo stesso modo Verona, che ha dismesso tutte le partecipazioni, compresa quella dell’Interporto. Ribadisco – ha concluso l’Assessore alle Finanze –, abbiamo semplicemente iniziato una procedura, che, nel corso del 2011, verrà completata con la valorizzazione della quota prevista dalla procedura di legge”

 

 

Antonio D’Ascoli

 

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