Dov’è il PD?

Redazione

SAN VITALIANO - Domenica 25 aprile dopo aver avviato la raccolta delle firme a sostegno della proposta di referendum per la ripubblicizzazione dell’acqua, evento forse troppo democratico perché il PD regionale prenda posizione, ho partecipato a San Vitaliano alla prima riunione post-elezione regionale del coordinamento cittadino del partito.

Il coordinatore
ci ha partecipato il dispiacere del Segretario Regionale per la sconfitta. Tutto qui.
Nessuna analisi degli scenari locali o zonali che si aprono dopo che il PD nolano è stato asfaltato dal cambio di casacca del cimitilese on. Sommese e dalle bocciature elettorali del mariglianese on. Sorrentino e del pomiglianese on. Caiazzo.
“Siamo dispiaciuti.” Tutto qui.

Ma comunque, siamo un partito che se pur dispiaciuto, si è messo già al lavoro sulle cose che gli riescono meglio: organizzare ogni anno un congresso e delle primarie. Almeno li vinciamo sicuro!
Ogni circolo ha dovuto nominare il proprio Ufficio Adesioni: adempimento necessario per una trasparente e partecipativa organizzazione della campagna di adesione 2010 al PD.

“Innovative” le relative disposizioni e linee guide sfornate dalla direzione regionale del PD riunitasi in Napoli il 15 aprile u.s.: il tesseramento anno 2010 è ufficialmente aperto ma ad eleggere il Coordinatore locale ed il Segretario Provinciale saranno SOLO i soci tesserati per l’anno 2009 e che rinnoveranno per l’anno 2010 la loro adesione mentre quelli che aderiranno per la prima volta nel 2010, potranno candidarsi (elettorato passivo) ma non votare (elettorato attivo).

“Siamo dispiaciuti”: gli equilibri tra correnti hanno la priorità sulla democrazia e sulla partecipazione reale alla vita e crescita del partito.
Io “dispiaciuto” lo sono davvero: ritengo tali disposizioni, assolutamente antidemocratiche ed offensive dell’intelligenza e della sensibilità dei potenziali nuovi aderenti chiamati a costruire un nuovo partito democratico almeno nel nome, senza potervi di fatto contribuire: giovani e donne chiamati a costruire un partito distrutto dalle elezioni regionali, stando a braccia conserte.
Alcune domande nascono spontanee: ci siamo accorti di aver perso le elezioni? Ci siamo chiesti il perché?
A questa diagnosi, se fatta, quale cura associamo?  “Siamo dispiaciuti”.

Io “dispiaciuto” lo sono davvero! Se non si cambiano le regole di partecipazione ai congressi locali e provinciali, sui dirigenti del PD graverà la responsabilità di mortificare ancora una volta la partecipazione democratica alla vita di un partito che, stando alle determinazioni dell’ultima Direzione Regionale, è democratico nel nome ma non nella sostanza.
Ma dispiacerci si può, sempre, finché morte non ci separi.
Giovanni Malesci

 

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