ACERRA: TERMOVALORIZZATORI? TERMODISTRUTTORI!

Redazione

Le donne del 29 agosto dicono: “Bruciare i rifiuti non significa distruggerli! Un altro modo è possibile”

Nell’incontrare due esponenti del comitato “Donne del 29 Agosto”, Rosanna Annunziata e Virginia Petrellese, si è avuto modo di discutere a lungo delle più svariate questioni riguardanti l’inceneritore di Acerra. Nonché di parlare dell’associazione stessa. E’ stato dalle parole scambiate in quel frangente che è nata questa intervista.
 
Di cosa si occupa il vostro comitato?
Si occupa essenzialmente di problemi ambientali, in particolare della questione dell’inceneritore di Acerra.
 
Quando, come e perché si è formato?
Il comitato ha avuto origine nel 2004, dopo gli scontri fra polizia e cittadinanza avvenuti quel 29 agosto, durante una manifestazione pacifica contro l’imposizione di collocare l’inceneritore sul nostro territorio. Il nostro comitato, però, non è formato esclusivamente da donne, ma anche da uomini, studenti e studentesse.
 
Ma…come è iniziato tutto questo? Chi ha voluto la costruzione dell’inceneritore e perché? In cosa consiste la struttura?
 L’incenerimento è  uno dei sistemi che una certa industria ha pensato di adottare per risolvere il problema dei rifiuti. Questa politica, però, non è condivisa da tutti : paesi come la Francia e gli Stati Uniti, che ne avevano fatto in passato utilizzo, ora la boicottano, considerandola inutile ed inquinante. L’incenerimento è nocivo per la salute, infatti le ceneri provocano malattie tumorali e non solo alle città più vicine alle ciminiere, ma anche a quelle più lontane. Non è solo un problema acerrano, questo! Fra ambiente e malattie, dunque, esiste un nesso di casualità rilevante a dir poco!
 
Se la popolazione non è d’accordo con la sua costruzione, allora perché non si riescono a fermare i lavori?
 La popolazione ha protestato eccome, in passato, ma ormai sembra essersi rassegnata a questa condizione . Purtroppo è una lotta dura, ma noi non ci arrendiamo.
 
E allora il vostro comitato come si sta attivando per tentare di risolvere questo problema? Quali sono le vostre iniziative? Quali i vostri progetti?
Al momento, le nostre attività sono quasi esclusivamente di tipo relazionale: ci stiamo tenendo in contatto con altre associazioni simili alla nostra. Inoltre, seguiamo quelli che sono gli incontri della Rete Nazionale Rifiuti Zero. Qualche mese fa abbiamo portato avanti una raccolta di firme, poiché pretendiamo una modifica alla legge che finanzia la costruzione di questi inceneritori attingendo dalle tasse dei cittadini stessi; ora ne stiamo organizzando una per la bonifica del territorio, già danneggiato gravemente dalle attività della Montefibre. Poi, partecipiamo anche alle assise di Palazzo Marigliano a Napoli, dove ogni domenica si organizzano dibattiti, proteste e bollettini  riguardanti l’inquinamento. Proprio loro ci hanno sostenuto nella lotta, incoraggiandoci a non demordere.
 
 Esiste una soluzione alternativa al termovalorizzatore?
 Certo che esiste! E’ il riciclaggio, da sempre. I rifiuti urbani possono essere riutilizzati fino al 90% del loro totale. Il vero problema sono i rifiuti industriali, del cui smaltimento non sappiamo nulla. Per non parlare poi delle ecoballe: avendo le banche investito su di loro, queste sono ormai intoccabili e restano lì a marcire all’aria aperta. C’è un intreccio di interessi troppo grande attorno al problema dei rifiuti.
 
 Che messaggio vorreste lanciare ai giovani della nostra città?
Vorremmo lasciarvi un territorio sano, vivibile: questa è la nostra speranza per voi. Avete internet, ragazzi: documentatevi, non lasciatevi ingannare! Il vostro coinvolgimento è necessario: vi aspettiamo a Napoli e a tutte le altre manifestazioni. Non mancante! E’ del vostro futuro che si parla, noi ormai la nostra vita l’abbiamo vissuta: non lasciate che coi rifiuti brucino anche la vostra.
 
Annamaria Bianco
 

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