Brusciano, sindaco Romano, processo rimandato a settembre

Redazione

BRUSCIANO - Slitta a settembre il processo che vede imputato il Sindaco Angelo Antonio Romano ed il Consigliere Salvatore Papaccio. Quella celebrata - nel primo pomeriggio del 7 luglio al Tribunale di Nola - non è stata - come in molti s’aspettavano - l’udienza conclusiva. Tutto è stato rinviato al 29 settembre 2010.

Prima d’allora, non sarà possibile sapere se il primo cittadino e l’ex Presidente del Consiglio Comunale saranno condannati per concussione in concorso e se - qualora il primo grado di giudizio si chiudesse in maniera sfavorevole ai due amministratori locali (entrambi dell‘Udc) - sarà accolta la richiesta del Pubblico Ministero Valeria Sico della Procura della Repubblica di Nola che - nel corso della sua dura requisitoria di alcune settimane fa - aveva chiesto, per entrambi, sei anni e mezzo di reclusione, nonché l’interdizione perpetua dai pubblici uffici.
 
Per la chiusura di un procedimento giudiziale avviato nel 2004, è stata prevista un’altra udienza per consentire ai due legali di uno degli imputati di replicare alle affermazioni del PM. Nell’udienza del 7 luglio solo uno su tre degli avvocati difensori, è riuscito, infatti, a prendere la parola, cercando di minare la credibilità del denunciante, vale a dire di un imprenditore che - a suo dire - sarebbe stato più volte colpito da interdittive antimafia ed avrebbe avuto egli stesso problemi con la giustizia.
 
Nell’attesa di sapere con quale esito si chiuderà il processo, ricordiamo che Romano e Papaccio sono finiti sotto accusa per fatti risalenti al 2003. All’epoca erano rispettivamente Sindaco e Presidente del Consiglio Comunale di Brusciano. Forti del loro ruolo istituzionale, avrebbero chiesto - secondo l’impianto accusatorio - una tangente di 500mila euro ad un imprenditore edile, in cambio del rilascio di una concessione edilizia. Secondo quanto emerso in fase dibattimentale, su indicazione di Angelo Antonio Romano, Salvatore Papaccio avrebbe chiesto il denaro ad Angelo Perrotta, titolare di una calcestruzzi con sede a Pomigliano D’Arco, che aveva chiesto un permesso a costruire per la realizzazione di alcuni appartamenti su un terreno sulla strada statale Sette Bis (in prossimità di una rotonda).

Sempre secondo
quanto emerso in fase dibattimentale la somma richiesta - per effetto di tentativi di contrattazione - sarebbe passata da 500mila a 300mila euro. L’imprenditore non avrebbe, tuttavia, versato neppure un centesimo, avendo scelto di denunciare tutto alle forze dell’ordine. Dalle risultanze delle indagini delle forze dell’ordine - con la quali avrebbe concordato il Pubblico Ministero - è scaturito in processo, ora alle battute finali, nell’ambito del quale l’imprenditore si è costituito parte civile.
 
Loredana Monda

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